Zecche sui cani, “fa troppo caldo, antiparassitari fino a inverno inoltrato”. Il professore: trovate anche a 2.400 metri
Maurizio Ruscio, presidente nazionale del Gruppo italiano per lo studio della malattia di Lyme (Gisml): “Con il ritorno del caldo si riattiveranno e avremo di nuovo picchi di casi. Vedo tutto l’anno malattie trasmesse da questi parassiti. Perché sono arrivate in alta quota”

Trieste, 27 settembre 2026 – Caldo anomalo in Italia: tornano le zecche, anzi non sono mai andate via. Anche in alta quota. Il professor Maurizio Ruscio, presidente nazionale del Gruppo italiano per lo studio della malattia di Lyme (Gisml), dalla sua Trieste cura pazienti morsi dai parassiti “anche a 2.400 metri”, per questo sta scrivendo “un alert rivolto soprattutto ai padroni dei cani.

Perché quest’anno, complice il cambiamento climatico, i prodotti antiparassitari dovranno essere usati fino all’inverno inoltrato, in altre parole finché non arriverà freddo davvero”.
Per questo il professore non si stupisce affatto di quello che Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia, ha segnalato a fine agosto sui social.
Zecche trovate oltre 1.800 metri
“Le zecche sono state trovate oltre i 1.800 metri. Un dato da tenere presente quando camminiamo nei boschi, nei prati e sulle nostre montagne”, ha scritto. Ricordando poi le infezioni che possono trasmettere, come la TBE o meningoencefalite da zecche, “che nei casi più gravi può colpire il sistema nervoso”. In Friuli il vaccino è gratuito per tutti i residenti. Non copre, invece, la malattia di Lyme, per questo “restano importanti repellenti, abiti coprenti e un controllo accurato dopo ogni escursione”.

Perché le zecche sono arrivate oltre 2mila metri
Ma come sono arrivate le zecche in alta quota? Il professore mette in fila il caldo record e la migrazione degli animali, fenomeni naturalmente legati tra loro. Spiega: “Quando nella seconda metà degli anni Ottanta cominciavano a comparire i casi di malattia di Lyme, dicevamo che sopra gli 800 metri il rischio non c’era più perché le zecche non si spingevano fino a quelle altitudini, avendo bisogno di una certa temperatura per potersi nutrire”. Già: con questi parassiti, infatti, funziona come con le zanzare. Mordono per necessità, ricorda il professore, “devono nutrirsi di sangue per sopravvivere e riprodursi” e così sono molto attive nella ricerca dell’ospite. Senza arrivare agli estremi della zecca gigante, isolata sempre in Friuli dall’entomologo e naturalista Nicola Bressi, che rincorrono addirittura la preda.
Leggi anche
I morsi di zecca a 2.400 metri
Ruscio ricorda di aver visitato pazienti che “hanno trovato le zecche a 2.400 metri di quota, nella montagna friulana e veneta, lungo tutto l’arco alpino. Non è una questione isolata ma abbastanza diffusa per vari motivi. Intanto c’è l’aumento della temperatura, una delle condizioni gradite alla specie più comune, Ixodes ricinus, assieme a un’umidità elevata”. Non solo: “A provocare lo spostamento in alto è anche la presenza degli animali, come i caprioli, che hanno trovato pascoli ad altitudini molto più elevate, per sfuggire al caldo si sono spostati più in quota e chiaramente si portano dietro le zecche”.
A questo link le info di Morsodizecca
La specie Ixodes ricinus e non solo
Osserva Ruscio che quest’anno “il clima particolarmente secco ha un po’ sfavorito l’Ixodes, che rappresenta oltre l’85% di zecche presenti nei nostri boschi. Così sono comparse specie meno vincolate all’umidità, stanno bene nel Sud Italia e sono risalite al Nord. Quindi abbiamo visto un’evoluzione di questa situazione, sono comparse patologie che prima vedevamo raramente. Quindi il cambiamento climatico, inverni miti e stagioni calde anticipate, hanno diminuito la mortalità delle zecche e prolungato la finestra in cui ninfe e adulti s’incontrano”. Tra gli altri fattori che hanno favorito il loro sviluppo il professore aggiunge anche ”il rimboschimento e il tempo maggiore che l’uomo oggi trascorre nei boschi, anche per sfuggire al caldo record”.

Cosa succede ora con il ritorno del caldo
Ma ora che è tornato il caldo, che cosa succede con le zecche? Anche perché settembre e ottobre sono mesi di gite nei boschi. “Il fenomeno, che vede le sue punte nei mesi primaverili e anche a settembre, continuerà ad essere un problema fino all’inizio dell’inverno. Per attenuarsi ma non per scomparire. Ormai il ciclo di questi parassiti è continuo, vedo tutto l’anno malattie trasmesse dalle zecche. Chiaramente a quelle altitudini il tema non si pone d’inverno perché si spera che nevichi. Seguiranno l’andamento della selvaggina. A novembre ce le ritroveremo. Per questo sto scrivendo alcune raccomandazioni per i cani, che ormai fanno parte delle famiglie. Quest’anno gli antiparassitari sono raccomandati fino a Natale”. Intanto le zecche “con il caldo si riattiveranno e avremo di nuovo picchi di casi, il ciclo dalle uova al parassita adulto avviene in pochi mesi e non più in due anni. Quindi aumenta il rischio di contrarre infezioni”.
Ultimo aggiornamento: Giovedì 1 ottobre 2026, 18:25








