Alimentazione in gravidanza, dall’acido folico allo iodio: lo studio sullo sviluppo del feto
Una ricerca italiana su 938 donne in gravidanza trova un'associazione tra qualità della dieta materna nelle prime settimane e traiettoria di crescita fetale. Una semplice checklist potrebbe aiutare a individuare precocemente eventuali criticità

Quando nasce, un bambino ha già alle spalle circa nove mesi di sviluppo. Si tratta di un periodo invisibile agli occhi, ma durante il quale si formano organi e tessuti: l'ambiente intrauterino crea le condizioni nelle quali avviene la crescita.
È anche da qui che nasce l'attenzione della ricerca per i cosiddetti primi 1.000 giorni, i quali rappresentano una finestra particolarmente importante per lo sviluppo e la salute futura. Alimentazione e stile di vita materni fanno parte dei fattori modificabili sui quali è possibile intervenire molto presto.
A riportare l'attenzione proprio sulle prime settimane è uno studio prospettico multicentrico italiano, pubblicato nel 2026 sul British Journal of Nutrition da Francesca Parisi e colleghi, nell'ambito del SIMPLE Study Group. Corresponding author della ricerca è Irene Cetin, professoressa di Ostetricia e Ginecologia dell'Università Statale di Milano e direttrice della Struttura Complessa di Ostetricia della Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. Il risultato da osservare con attenzione? Lo stato nutrizionale materno valutato già nel primo trimestre risulta associato alla successiva traiettoria di crescita del feto.
Dieci domande per osservare come si mangia
Lo studio ha coinvolto 938 donne sane con gravidanza singola, coinvolte in 24 centri ostetrici italiani. Alimentazione e alcuni fattori nutrizionali sono stati valutati nel primo trimestre attraverso il SIMPLE score, uno strumento derivato dalla checklist nutrizionale della Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia. Il punto di forza riguarda la sua semplicità: non richiede di pesare gli alimenti o calcolare ogni giorno calorie e nutrienti, ma permette di individuare rapidamente alcune abitudini.
I dieci criteri considerati comprendono cinque porzioni quotidiane di frutta e verdura, carne 2-3 volte alla settimana, pesce 1-2 volte alla settimana, latticini e cereali integrali ogni giorno. Dolci e snack dovrebbero essere consumati meno di cinque volte alla settimana.
Lo screening considera inoltre supplementazione di acido folico nel periodo preconcezionale e nel primo trimestre, utilizzo del sale iodato, almeno 10-15 minuti quotidiani di esposizione solare e una concentrazione di emoglobina nel primo trimestre superiore a 110 g/L.
Non si tratta di una dieta prescritta alle donne in gravidanza: sono i criteri utilizzati dal SIMPLE score in base ai quali valutare la qualità nutrizionale, così da individuare eventuali aspetti da approfondire con i professionisti che seguono la gestazione.
La considerazione dei fattori di rischio
Il 93,4% delle partecipanti presentava almeno un fattore di rischio nutrizionale secondo la checklist. Fra i punti critici più frequenti emergevano il consumo quotidiano di cereali integrali e il criterio relativo all'esposizione solare, non raggiunti da circa la metà delle partecipanti.
Le donne sono state quindi divise in due gruppi: aderenza nutrizionale più elevata, con un SIMPLE score pari o superiore a 6, e bassa aderenza, con un punteggio inferiore a 6. In quest'ultimo gruppo rientravano 109 donne, l'11,6% del campione.
Attenzione però: il punteggio non è una pagella. Avere meno di 6 punti non significa che il bambino avrà necessariamente un problema così come ottenere un punteggio elevato non garantisce una determinata crescita. È stato trattato, invece, come un segnale su cui soffermarsi, osservare e fare considerazioni.
Non soltanto il peso alla nascita
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Un aspetto importante della ricerca ha riguardato il modo in cui è stata osservata la crescita. Il peso alla nascita racconta dove è arrivato il bambino, ma non necessariamente come ci è arrivato. Per questo i ricercatori hanno seguito lo sviluppo attraverso le ecografie del secondo e terzo trimestre, considerando parametri come diametro biparietale, circonferenza cranica e addominale, lunghezza del femore e peso fetale stimato.
In questo modo è stato possibile osservare la traiettoria della crescita intrauterina, anziché limitarsi alla fotografia finale rappresentata dal peso del neonato.
Che cosa è emerso
Dopo aver considerato diversi possibili fattori, è stato osservato che una bassa aderenza al SIMPLE score nel primo trimestre risultava associata a una minore accelerazione dell'aumento del peso fetale stimato tra il secondo e il terzo trimestre.
La distinzione è importante: lo studio è osservazionale e mostra un'associazione. Non dimostra che una determinata abitudine alimentare sia direttamente la causa di una diversa crescita fetale.
Invece, il messaggio pratico è un altro: non occorre aspettare che la gravidanza sia avanzata per occuparsi di alimentazione. Soprattutto, non si tratta di mettere sotto accusa un singolo alimento o un pasto da considerare sbagliato, bensì imparare a considerare l’insieme delle nostre abitudini nutrizionali, un criterio che diventa approccio importante per il benessere di tutta la famiglia.
Acido folico: prima della gravidanza
L'adeguato apporto di folati nelle primissime fasi dello sviluppo è fondamentale per la prevenzione dei difetti del tubo neurale. Per chi sta programmando una gravidanza l'alimentazione e l'eventuale integrazione sono aspetti che è possibile affrontare già prima del concepimento con il proprio medico.
Poco sale, ma attenzione allo iodio
Lo iodio è necessario alla produzione degli ormoni tiroidei materni e riveste un ruolo importante nello sviluppo fetale, in particolare del sistema nervoso. L'indicazione non significa aumentare la quantità di sale consumata: le raccomandazioni di salute pubblica restano orientate a limitarne l'assunzione. La scelta del sale iodato consente piuttosto di contribuire all'apporto di iodio senza consumare più sale. Eventuali considerazioni, soprattutto in presenza di patologie tiroidee, vanno invece valutate in modo specifico.
Maschi e femmine potrebbero rispondere diversamente
La ricerca apre un interrogativo affascinante. L’associazione tra bassa aderenza nutrizionale e minore accelerazione del peso fetale stimato è stata osservata soprattutto nei feti maschi. Adottare strategie differenti di crescita e adattamento alle condizioni intrauterine potrebbe essere una risposta differente a seconda del sesso, anche se si tratta di un'ipotesi che necessita di ulteriori ricerche.
Ciò che emerge, invece, è la possibilità di fare più attenzione a ciò che portiamo in tavola. Nei primi mesi di gravidanza valutare la propria alimentazione quotidiana può far emergere un'abitudine da correggere, una possibile carenza da approfondire o la necessità di una consulenza personalizzata. Quando un bambino nasce, una parte importante della sua storia è già cominciata da molti mesi. Prendersi cura della gravidanza significa iniziare a occuparsi di quella storia fin dalle sue primissime settimane.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 5 ottobre 2026, 13:24



