Peste polmonare in Siberia: cos’è e quali rischi per l’Italia. Come si interrompe la catena dei contagi
È la forma più aggressiva dell’infezione da Yersinia pestis e senza terapia può essere letale in 18-24 ore. Ecco cosa c’è da sapere per fronteggiare l’emergenza

La parola peste evoca inevitabilmente epidemie fuori controllo e scenari medievali. Ma la malattia che oggi preoccupa – Irkutsk, in Siberia – è differente, almeno dal punto di vista medico e sanitario, da quella che per secoli ha terrorizzato l’Europa.
Il caso della giovane dipendente dell'Istituto anti-peste russo, resta inoltre ancora avvolto da un elemento fondamentale di incertezza: le autorità russe non hanno confermato ufficialmente che la donna sia morta di peste, parlando invece di una “polmonite di eziologia sconosciuta” e sostenendo che ulteriori analisi non abbiano identificato microrganismi collegati alla sua attività professionale.
Nel frattempo, però, quasi 200 contatti sono stati messi sotto osservazione e diversi ospedali hanno adottato misure precauzionali. Se venisse confermata una peste polmonare, quanto sarebbe pericolosa?
Peste bubbonica e polmonare: stesso batterio, storie diverse
A causare entrambe è lo stesso batterio, Yersinia pestis, una zoonosi che circola soprattutto fra piccoli mammiferi selvatici e le loro pulci. L’uomo può infettarsi attraverso la puntura di una pulce contaminata, il contatto con animali o tessuti infetti oppure, nel caso della forma polmonare, inalando particelle respiratorie emesse da una persona malata.
La peste bubbonica è la forma più comune. Il batterio entra generalmente attraverso la puntura della pulce e raggiunge i linfonodi, che diventano gonfi, molto dolorosi e formano i caratteristici "bubboni". Febbre alta, brividi, debolezza, nausea e dolori completano il quadro.
La bubbonica non si trasmette normalmente da persona a persona. Se però non viene curata, Yersinia pestis può raggiungere il sangue oppure i polmoni, trasformandosi rispettivamente in peste setticemica o in una peste polmonare secondaria.
La peste polmonare primaria, invece, nasce quando il batterio viene direttamente inalato. È la forma più rara, ma anche la più aggressiva e l’unica capace di sostenere una trasmissione diretta tra esseri umani. Il periodo di incubazione della peste polmonare è breve: può essere anche di appena 24 ore.
I sintomi della peste polmonare
L’esordio è generalmente improvviso, con febbre, malessere intenso, cefalea e debolezza. A questi sintomi si aggiunge rapidamente una polmonite con tosse, dolore toracico, difficoltà respiratoria e, in alcuni casi, espettorato striato di sangue o acquoso. La velocità di progressione rende questa forma particolarmente pericolosa.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, una peste polmonare non trattata può essere fatale entro 18-24 ore dall’inizio dei sintomi. Senza terapia le forme polmonare e setticemica sono considerate pressoché sempre letali.
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Come si cura: farmaci e trattamenti
È altrettanto importante ricordare anche l’altra metà della storia: oggi la peste è una malattia curabile. Gli antibiotici funzionano, ma bisogna intervenire subito: Yersinia pestis è sensibile a diversi antibiotici utilizzati normalmente in medicina. Le linee guida dei ‘Centers for Disease Control and Prevention’ statunitensi indicano fra i trattamenti di prima scelta farmaci come gentamicina e fluorochinoloni, fra cui ciprofloxacina e levofloxacina; esistono anche altre opzioni terapeutiche, scelte in base alle condizioni del paziente. La terapia dura generalmente tra 10 e 14 giorni.
Però c'è una regola: non aspettare. Se il quadro clinico e la storia di esposizione fanno sospettare la peste, il CDC raccomanda di iniziare il trattamento prima ancora della conferma definitiva di laboratorio. La diagnosi viene poi verificata cercando Yersinia pestis nel sangue, nell’espettorato o, nella forma bubbonica, nel materiale prelevato dai linfonodi. L’OMS sottolinea che le possibilità di guarigione sono elevate quando la forma polmonare viene riconosciuta e trattata rapidamente, idealmente entro le prime 24 ore dall’esordio.
Quanto è contagiosa davvero?
Eccoci al punto più importante in relazione a quanto sta accadendo in Siberia. La peste polmonare può effettivamente trasmettersi da uomo a uomo, ma il CDC precisa che il contagio avviene soprattutto attraverso goccioline respiratorie, non attraverso quei minuscoli aerosol capaci di rimanere sospesi a lungo nell’aria e percorrere maggiori distanze. Per questo il rischio riguarda soprattutto chi rimane a distanza ravvicinata da una persona sintomatica, in particolare quando questa tossisce. L’OMS utilizza come riferimento una distanza inferiore ai due metri, mentre il CDC considera particolarmente rilevante un contatto stretto e prolungato entro circa sei piedi, cioè 1,8 metri.
Trovarsi nella stessa città di un malato, o aver transitato nello stesso luogo, non equivale automaticamente a essere stati esposti alla peste. Anche un passaggio sullo stesso mezzo pubblico non comporta necessariamente un contagio: diventano invece importanti la distanza dal paziente, la durata del contatto e soprattutto il fatto che la persona fosse già sintomatica e stesse tossendo. Secondo il manuale di sorveglianza dell’OMS, ai fini del contact tracing una persona con peste polmonare viene considerata contagiosa dall’inizio dei sintomi fino a quando ha completato 48 ore di terapia antibiotica efficace.
Perché quasi 200 persone sono state messe sotto osservazione
Se il sospetto peste di Irkutsk fosse fondato, le misure adottate sarebbero assolutamente coerenti con quanto previsto dalle procedure internazionali. I contatti stretti di un caso sospetto o confermato vengono individuati, monitorati e possono ricevere una profilassi antibiotica per sette giorni. Non devono necessariamente essere isolati se rimangono asintomatici. Il paziente, invece, viene posto in isolamento con precauzioni contro le goccioline respiratorie. Secondo il CDC, dopo 48 ore di antibiotici efficaci e in presenza di miglioramento clinico, le specifiche precauzioni per la trasmissione respiratoria possono generalmente essere sospese.
Esistono rischi per l’Italia?
Sulla base delle informazioni attualmente disponibili, non esistono ragioni per considerare la popolazione italiana a rischio immediato. La peste continua a esistere nel mondo: l’OMS segnala ancora casi umani, concentrati negli ultimi anni soprattutto nella Repubblica Democratica del Congo e in Madagascar.
Ma in Europa la malattia è assente da decenni e l’ECDC sottolinea che il rischio principale sarebbe rappresentato dall’arrivo di una persona affetta da peste polmonare e dal contatto ravvicinato con lei durante la fase sintomatica. Chiaramente resta una malattia da prendere estremamente sul serio.
La peste polmonare, se confermata, richiede rapidità, isolamento e tracciamento rigoroso. Ma rispetto alla "Morte Nera” che la memoria collettiva associa alla parola peste, la medicina moderna dispone di un’arma decisiva: antibiotici efficaci e protocolli capaci di interrompere la catena del contagio prima che diventi un’epidemia.
Ultimo aggiornamento: Martedì 6 ottobre 2026, 13:02



