“Non è cellulite, è lipedema”. Quando la malattia viene (ancora) scambiata per obesità. Cosa c’è da sapere
È stata riconosciuta dall’Oms come patologia cronica degenerativa, ma troppe donne si sentono accusare di sovrappeso e alimentazione sbagliata. La realtà è un’altra: “Il primo passo è riconoscere che quel dolore non è normale”

Sembra un inestetismo da cellulite o peso in eccesso, invece può essere lipedema. Troppe donne si sentono ripetere spesso di dover dimagrire sottoponendosi a diete restrittive e allenamenti estenuanti in palestra. Ma la situazione non migliora. Il motivo? Dietro alle gambe troppo gonfie. alla pelle a buccia d’arancia e soprattutto a quel dolore che si prova si può nasconder una malattia silenziosa: il lipedema.
Si tratta di una patologia cronica del tessuto adiposo che causa un accumulo anomalo e doloroso di grasso su gambe, cosce e fianchi. Colpisce soprattutto le donne e il pregiudizio è difficile da smantellare, tant’è che per arrivare a una vera diagnosi possono trascorrere anche dieci anni. Succede anche nella fibromialgia o nella vulvodinia e, anche in questo caso, il vero ‘morbo da guarire’ è la tendenza di alcuni medici e specialisti a sottovalutare i sintomi anche dolorosi vissuti dalle donne.
In Italia migliaia di donne convivono con questa patologia ancora poco conosciuta, sentendosi ripetere che dovrebbero semplicemente dimagrire. “Il primo passo non è perdere peso, ma riconoscere che quel dolore non è normale”, dice Christian Boceda, personal trainer esperto di allenamento femminile.
Cos’è il lipedema
In Italia, una donna con lipedema – una parola composta dal greco lípos (grasso) e oídēma (gonfiore) – impiega mediamente dieci anni per ricevere una diagnosi corretta. Dieci anni durante i quali si sottopone a diete, visite specialistiche e allenamenti, sentendosi spesso dire che il problema è il sovrappeso, la cellulite o la ritenzione idrica.
In realtà, il lipedema è una malattia cronica e progressiva del tessuto adiposo che causa un accumulo anomalo di grasso misto a liquido sottocutaneo. La dottoressa Karen Herbst, una delle più illustri esperte internazionali sul lipedema, lo definisce “grasso contenente fluido” dovuto a uno “sviluppo di grasso sottocutaneo indipendente dall’introito calorico e dall’attività fisica”.
Questa malattia è stata ufficialmente riconosciuta dall’OMS solo nel 2018 – che 'ha inserita nella Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-11) con un codice diagnostico dedicato (EF02.2) – ed è considerata una malattia rara. Il più recente ‘Consensus internazionale’ del 2026 la definisce inoltre una patologia sistemica del tessuto connettivo a forte componente infiammatoria.
Non è una conseguenza del sovrappeso
Il lipedema non è quindi una conseguenza del sovrappeso, poiché a causarlo non è l’alimentazione scorretta o in eccesso. “Il lipedema è una patologia genetica cronica, degenerativa e invalidante del tessuto adiposo, spesso accompagnato da edema, infiammazione sistemica e dolore”, spiegano gli eperti della Clinica Linfologica Italiana, punto di riferimento nazionale per il trattamento del linfedema. La buona notizia è che, nonostante non sia ancora possibile guarire, il lipedema oggi si può curare.
Perché è una patologia poco conosciuta
Nonostante il riconoscimento scientifico, continua a essere poco conosciuta e spesso sottodiagnosticata. “Il motivo è apparentemente banale: dall'esterno il lipedema sembra semplicemente grasso", spiega Christian Boceda, personal trainer esperto di allenamento al femminile, founder di CB Coaching. “Ma quel tessuto è completamente diverso. Non è un eccesso di adipe dovuto a uno stile di vita scorretto, bensì un tessuto patologico con caratteristiche biologiche proprie”, dice.
Il dolore è il primo campanello d'allarme
Se la cellulite rappresenta un inestetismo, il lipedema è una malattia e la differenza più evidente è il dolore. Le gambe risultano dolenti anche alla semplice pressione, gli elastici degli abiti lasciano segni dolorosi, gli ematomi compaiono facilmente senza traumi evidenti e il senso di pesantezza aumenta nel corso della giornata, soprattutto nei mesi più caldi.
Gli altri sintomi da non sottovalutare
Al dolore si associano altri elementi caratteristici: l'accumulo di tessuto adiposo è sempre simmetrico, interessa prevalentemente gli arti inferiori creando una marcata sproporzione rispetto alla parte superiore del corpo e, nella maggior parte dei casi, si interrompe bruscamente a livello delle caviglie, lasciando piedi e mani indenni.
La comparsa o il peggioramento dei sintomi coincide spesso con momenti di importanti cambiamenti ormonali, come pubertà, gravidanza o perimenopausa. Un altro segnale frequente è la mancata riduzione del volume delle gambe nonostante una significativa perdita di peso. “Quando uno o più di questi sintomi coesistono, non serve iniziare l'ennesima dieta: è il momento di rivolgersi a un medico formato sul lipedema”, suggerisce Boceda.
Perché la diagnosi arriva così tardi
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Il ritardo diagnostico non dipende soltanto dalla scarsa conoscenza della patologia, ma anche dal fatto che il lipedema interessa diverse discipline mediche, dall'angiologia alla linfologia, dall'endocrinologia alla fisiatria, fino alla dermatologia e alla chirurgia plastica. A complicare ulteriormente il quadro contribuiscono la mancanza di linee guida nazionali e l'assenza di un percorso assistenziale dedicato.
"Il lipedema richiede tempo per essere riconosciuto: i medici devono ascoltare la paziente, raccogliere la storia clinica, valutare il dolore e osservare la distribuzione del tessuto. In una visita molto breve è più facile fermarsi al BMI e attribuire tutto al peso corporeo”, continua Bocceda.
Il peso del senso di colpa: l’impatto psicologico
L'aspetto forse meno conosciuto del lipedema è il suo impatto psicologico. Secondo uno studio tedesco pubblicato nel 2023, il 74% delle pazienti manifesta sintomi depressivi: dopo anni di diete, attività fisica e sacrifici senza risultati finisce per attribuire il fallimento a sé stessa.
“Come personal trainet, la frase che ascolto più spesso non è 'voglio essere magra', ma 'voglio smettere di vergognarmi'. La diagnosi rappresenta spesso il primo passo per interrompere quel senso di colpa che accompagna molte donne per anni", prosegue Boceda.
“L'allenamento può aiutare a migliorare il drenaggio”
Tra i falsi miti più diffusi c'è quello secondo cui il lipedema peggiorerebbe con l'attività fisica. Le evidenze scientifiche raccontano una realtà diversa. La Società Italiana di Medicina dello Sport ha indicato l'esercizio strutturato come una componente terapeutica del trattamento del lipedema, non un consiglio di contorno. L'obiettivo dell'allenamento non è eliminare il lipedema, ma migliorare il drenaggio linfatico, ridurre dolore e pesantezza, preservare la massa muscolare e rallentare la progressione della malattia.
“La linfa non dispone di una pompa centrale come il cuore – spiega il personal trainer – e il suo movimento dipende in larga parte dalla contrazione muscolare, dalla respirazione diaframmatica e dal corretto appoggio del piede durante il cammino. Quando una donna con lipedema perde massa muscolare, perde anche una parte della propria capacità di drenaggio. Per questo allenarsi significa prima di tutto mantenere efficiente il sistema, non è solo una questione di bruciare calorie".
Esercizi mirati: il consiglio del personal trainer
Non esiste un programma di allenamento valido per tutte. Due donne con la stessa diagnosi possono avere esigenze diverse in base allo stadio della malattia, al livello di dolore, alla presenza di obesità, insufficienza venosa o linfedema.
Per questo il trattamento deve essere costruito sulla tolleranza del tessuto e non esclusivamente sulla performance. "La donna non deve uscire dall'allenamento più gonfia e dolorante. Il programma migliore non è quello più intenso, ma quello che può essere mantenuto nel tempo senza aumentare dolore e gonfiore nelle 24-48 ore successive”, sottolinea l’esperto.
La camminata eseguita con una corretta rullata del piede, appoggiando prima il tallone, poi la pianta e infine la punta; il lavoro di forza con carichi controllati e gli esercizi di mobilità per anche e caviglie rappresentano gli strumenti più indicati, mentre attività ad alto impatto o allenamenti svolti in ambienti molto caldi possono accentuare temporaneamente la sintomatologia.
Alimentazione e stile di vita aiutano a controllare la malattia
L'alimentazione non cura il lipedema, ma può contribuire a migliorarne la gestione. L'approccio oggi maggiormente condiviso punta al controllo dell'infiammazione attraverso un'alimentazione equilibrata, ricca di proteine di qualità, grassi insaturi e alimenti vegetali, limitando zuccheri raffinati, alimenti ultraprocessati e alcol.
“Consiglio di stare alla larga anche dalle restrizioni estreme, che in realtà fanno perdere muscolo, alzano il cortisolo e peggiorano il quadro nel medio periodo”, dice Bocceda.
Anche alcune semplici abitudini quotidiane possono contribuire a ridurre dolore e pesantezza. “Dopo un’ora trascorsa seduti, alzarsi e fare 2 minuti di pausa camminando con rullata del piede – aggiunge l’allenatore –, praticare 5 minuti di respirazione diaframmatica, limitare l'esposizione al caldo intenso, mantenere una buona idratazione e concedere alle gambe momenti di scarico di 15 minuti durante la giornata. Evitiamo anche di indossare sempre i tacchi o scarpe dalle suole completamente piatte e destrutturate”.
Ultimo aggiornamento: Sabato 12 settembre 2026, 13:54



