Maculopatie, linee ondulate e macchie al centro della vista: i segnali da non ignorare
Il dottor Gaspare Monaco, responsabile dell’Oculistica al Policlinico San Donato: “Nelle forme umide il tempo può fare la differenza”

Linee che diventano ondulate, una macchia al centro della vista, difficoltà improvvise a leggere o riconoscere i volti. Sono segnali che possono indicare un problema della macula e che non andrebbero sottovalutati. In occasione della Giornata mondiale della vista, che si celebra l'8 ottobre, l'attenzione torna sull'importanza della prevenzione, della diagnosi precoce e dei controlli regolari per proteggere la salute degli occhi.
Ne abbiamo parlato con il dottor Gaspare Monaco, responsabile dell'Unità Operativa di Oculistica all'IRCCS Policlinico San Donato, per capire quali siano i campanelli d'allarme, quali controlli siano utili, quali terapie siano oggi disponibili e perché l'aderenza al trattamento sia così importante.
Dottor Monaco, che cosa sono le maculopatie e perché è importante parlarne?
“La macula è una piccolissima area situata al centro della retina, ma svolge un ruolo fondamentale nella nostra capacità visiva, il più prezioso: è infatti responsabile della visione centrale e ci permette di distinguere i dettagli, leggere, riconoscere i volti e guidare. Quando parliamo di maculopatie non ci riferiamo a una singola malattia, ma a un insieme di patologie che interessano questa regione della retina e che possono compromettere, anche in maniera importante, la visione centrale. La forma più conosciuta è la degenerazione maculare legata all’età, indicata con l’acronimo AMD, che può presentarsi in una forma secca o atrofica e in una forma umida o neovascolare. Esistono però anche altre maculopatie, come quelle associate al diabete, con la comparsa di edema maculare, quelle legate alle occlusioni vascolari retiniche o alla miopia elevata. A queste si aggiungono le patologie dell’interfaccia tra vitreo e retina, come il pucker maculare e il foro maculare. Parlarne è importante soprattutto perché una diagnosi precoce consente, quando indicato, di intervenire tempestivamente. Oggi disponiamo inoltre di strumenti diagnostici che consentono non soltanto di identificare la patologia, ma anche di seguirne nel tempo l’evoluzione e di valutare l’efficacia dei trattamenti”.
Quanto sono diffuse?
"Si tratta di malattie molto diffuse e destinate ad aumentare con il progressivo invecchiamento della popolazione. In Europa si stima che circa un quarto delle persone sopra i 60 anni presenti qualche forma iniziale o intermedia di degenerazione maculare legata all’età. Le forme avanzate interessano una percentuale più contenuta della popolazione, ma possono avere conseguenze molto rilevanti sulla funzione visiva”.
Quali cambiamenti nella vista, anche apparentemente piccoli, dovrebbero spingere una persona a rivolgersi rapidamente all'oculista?
“Un primo segnale a cui prestare attenzione è una modifica improvvisa della visione centrale: il paziente può accorgersi, nell’arco di giorni o settimane, che con un occhio non vede più come prima. Per questo è importante testare la propria vista e autovalutare la propria capacità visiva per intercettare eventuali cambiamenti e segnalarli allo specialista. Un altro sintomo caratteristico è la comparsa della cosiddetta metamorfopsia, cioè la percezione delle linee dritte come ondulate o deformate. Può inoltre comparire una piccola macchia o un’area sfocata o scura proprio al centro del campo visivo, che può rendere difficili attività quotidiane come leggere o riconoscere i volti. Anche una nuova e significativa differenza nella capacità visiva tra i due occhi merita attenzione. In presenza di questi segnali è importante rivolgersi rapidamente all’oculista, senza aspettare che il calo visivo diventi importante. Nelle forme neovascolari, cioè umide, della degenerazione maculare il fattore tempo può fare realmente la differenza: quanto prima viene iniziato il trattamento, tanto maggiori sono le possibilità di preservare la funzione visiva".
Parliamo di prevenzione. Ci sono fattori di rischio modificabili?
“Esistono fattori di rischio sui quali non possiamo intervenire, come l’età e la predisposizione genetica. Su altri, invece, possiamo agire attraverso le nostre abitudini e gli stili di vita.
Tra i principali fattori modificabili troviamo certamente il fumo di sigaretta. È inoltre importante prendersi cura della propria salute cardiovascolare, controllando adeguatamente la pressione arteriosa, il diabete, il profilo lipidico e il peso corporeo. Anche praticare regolarmente attività fisica e seguire un’alimentazione equilibrata, ricca di frutta, verdura, pesce, grassi insaturi e sostanze antiossidanti può contribuire alla prevenzione. Un altro elemento fondamentale è rappresentato dai controlli oculistici periodici, soprattutto dopo i 50-60 anni, anche in assenza di sintomi. Le prime alterazioni anatomiche della macula, infatti, possono svilupparsi senza che il paziente se ne accorga”.
Come si svolge oggi il percorso diagnostico?
“Il percorso diagnostico parte dalla visita oculistica, durante la quale vengono valutate attentamente l’acuità visiva e le condizioni del fondo oculare. L’esame strumentale di secondo livello oggi centrale nella diagnosi delle maculopatie è l’OCT, la tomografia ottica a coerenza (o tomografia a coerenza ottica). Si tratta di un esame rapido, non invasivo e ad altissima risoluzione, che permette di visualizzare i singoli strati della retina e di identificare, per esempio, la presenza di liquido anomalo all’interno della macula, cioè l’edema, alterazioni dell’epitelio pigmentato, membrane neovascolari nelle forme umide, aree di atrofia nelle forme secche oppure modificazioni dell’interfaccia vitreoretinica, come nel pucker maculare. Negli anni questa tecnologia si è ulteriormente evoluta. Oggi disponiamo, per esempio, dell’angio-OCT, che consente di studiare la vascolarizzazione retinica senza ricorrere all’iniezione endovenosa di un mezzo di contrasto. Altre metodiche di imaging, come l’autofluorescenza, possono fornire informazioni particolarmente utili nello studio delle forme secche. La grande evoluzione della diagnostica moderna consiste quindi nella possibilità non soltanto di riconoscere una maculopatia, ma di caratterizzarla con estrema precisione e utilizzare queste informazioni per stabilire se, quando e come trattare il paziente”.
Questa patologia si cura o si gestisce? Quali sono oggi le possibilità terapeutiche?
“Non esiste una risposta universale, perché molto dipende dal tipo di maculopatia. Per alcune forme disponiamo oggi di trattamenti molto efficaci. È il caso, in particolare, della degenerazione maculare neovascolare, cioè umida, dell’edema maculare diabetico e dell’edema secondario alle occlusioni venose retiniche. In queste condizioni, le iniezioni intravitreali di farmaci anti-VEGF hanno modificato radicalmente la storia naturale della malattia. Quando la diagnosi è precoce e il paziente segue correttamente il percorso terapeutico, possiamo spesso stabilizzare la funzione visiva e, in alcuni casi, ottenere anche un miglioramento della vista. Una delle evoluzioni più importanti degli ultimi anni riguarda la disponibilità di molecole caratterizzate da una maggiore durata d’azione, che consentono di aumentare progressivamente l’intervallo tra le iniezioni. Questo significa ridurre il numero dei trattamenti necessari e quindi anche il carico terapeutico per il paziente”.
E per le forme secche?
“Diverso è il discorso per le forme secche. In questo ambito sono disponibili approcci non invasivi finalizzati a preservare il più possibile la funzione visiva. Tra questi vi è la fotobiomodulazione, che utilizza luce a bassa intensità, nelle lunghezze d’onda del rosso e dell’infrarosso, con l’obiettivo di stimolare il metabolismo cellulare e mitocondriale, ridurre lo stress ossidativo e modulare i processi infiammatori. Alcuni studi hanno evidenziato miglioramenti di parametri funzionali nei pazienti con forme iniziali o intermedie. Un altro approccio è la iontoforesi transclerale, che utilizza una corrente elettrica controllata a basso voltaggio per favorire il passaggio attraverso la sclera di determinate molecole, come la luteina. Si tratta di trattamenti ambulatoriali, non invasivi e di breve durata; per alcune di queste metodiche, tuttavia, i dati clinici sono ancora preliminari. È quindi fondamentale distinguere le diverse forme di maculopatia e affidarsi allo specialista, che può individuare il trattamento più appropriato per ciascun paziente”.
Arriviamo a un aspetto centrale: l'aderenza terapeutica. Perché è così importante?
“L’aderenza terapeutica è uno degli aspetti più importanti nella gestione delle maculopatie croniche. Non è sufficiente iniziare un trattamento: è necessario mantenerne la continuità nel tempo e sottoporsi regolarmente ai controlli indicati dallo specialista. Può accadere che, dopo alcune iniezioni, il paziente inizi a vedere meglio o che l’OCT mostri un miglioramento e questo può creare la sensazione che la malattia sia guarita. In realtà non è così: queste patologie richiedono un monitoraggio continuativo, per tutta la vita, per verificare l’attività della malattia. Nelle forme umide, per esempio, i farmaci somministrati attraverso le iniezioni intravitreali agiscono sui recettori responsabili della malattia, ma lo fanno in modo transitorio. Quando l’effetto del farmaco si esaurisce, la malattia si riattiva. Se i controlli o i trattamenti vengono interrotti o effettuati in modo irregolare, si rischia quindi una nuova progressione della patologia e una perdita di funzione visiva che non sempre può essere completamente recuperata anche riprendendo successivamente la terapia”.
Quali sono oggi le principali difficoltà che possono portare un paziente a interrompere o seguire in modo irregolare il percorso?
“Bisogna considerare che l’aderenza può essere difficile per ragioni molto concrete. Molti pazienti sono anziani, possono avere altre patologie o difficoltà negli spostamenti e spesso hanno bisogno di un familiare o di un caregiver che li accompagni. A questo si aggiunge la necessità di effettuare visite, OCT e trattamenti con una certa frequenza, oltre alle eventuali difficoltà legate alla distanza dal centro specialistico. Per questo è necessario intervenire su più fronti: sviluppare terapie sempre più durature, capaci di aumentare gli intervalli tra i trattamenti, ma anche migliorare l’informazione e l’organizzazione dell’assistenza. Il paziente deve comprendere perché sta seguendo quella terapia e quale sia il suo obiettivo, che spesso non consiste nel “guarire” definitivamente, ma nel preservare e stabilizzare il più possibile la funzione visiva”.
Anche la tecnologia può aiutare?
“Anche il centro specialistico ha un ruolo importante: il percorso deve essere semplice e comprensibile e gli appuntamenti programmabili con anticipo. Possono essere utili sistemi di promemoria e strumenti digitali che aiutino il paziente a rispettare controlli e terapie. In definitiva, la gestione efficace di queste patologie richiede una vera alleanza tra paziente, famiglia o caregiver e centro specialistico. È questa continuità nel tempo che permette di ottenere il massimo beneficio possibile dalle terapie disponibili”.
Due strumenti digitali che possono aiutare
E chiudiamo segnalando due strumenti pratici. Proprio sul fronte della continuità e dell'autocontrollo sono nati anche alcuni strumenti digitali pensati per accompagnare il paziente al di fuori dello studio dell'oculista. Uno è TeraPiù, app gratuita, dedicata ai pazienti cronici e loro caregiver, con funzioni specifiche dedicate alla gestione delle maculopatie e alla degenerazione maculare. Permette di tenere un diario della terapie, impostare un promemoria delle assunzioni, monitorare scorte e scadenze e raccogliere informazioni utili sulla propria salute, con la possibilità anche di prenotare visite specialistiche, richiedere esami e ricette e archiviare documenti sanitari. L'altro è Testa la Vista, che propone un'autovalutazione digitale gratuita della visione centrale attraverso strumenti ispirati alla griglia di Amsler. Il test può aiutare a riconoscere segnali come linee deformate, aree sfocate o zone scure e, se emerge un'anomalia, indirizza verso il servizio SOS Macula per ricevere indicazioni sul percorso da seguire. Anche in questo caso si tratta di uno strumento di screening e consapevolezza, che non sostituisce una visita oculistica.
Ultimo aggiornamento: Giovedì 8 ottobre 2026, 17:55

