Nevralgia del trigemino, è iniziata l’era dei nuovi trattamenti: dalla radioterapia di precisione alla chirurgia. Cosa c’è da sapere
Nella Giornata internazionale della nevralgia del trigemino, facciamo il punto con Giuseppe Minniti dell’Ospedale Isola Tiberinaa. Tutte le novità sulle cure

La nevralgia del trigemino è una patologia neurologica estremamente dolorosa che colpisce circa una persona su 10.000, tipicamente dopo i 40-50 anni, di cu in Italia si registrano almeno 3000 nuovi casi all’anno. In occasione della Giornata internazionale della nevralgia del trigemino, che si celebra ogni anno il 7 ottobre, facciamo il punto sugli ultimi progressi della ricerca e sulle terapie disponibili, in particolare la radioterapia, con Giuseppe Minniti, professore di Radioterapia Oncologica alla Sapienza di Roma e responsabile del programma clinico e di ricerca di Neurooncologia e Radiochirurgia CyberKnife all’Ospedale Isola Tiberina.
Cosa sappiamo oggi di questa malattia e quanto può essere invalidante per chi ne soffre?
“La nevralgia del trigemino è una condizione caratterizzata da dolore intenso al volto, generalmente da un solo lato, descritto come una scossa elettrica della durata di pochi secondi, ma che può ripetersi molte volte durante la giornata ed essere di intensità estrema. Anche gesti quotidiani, come parlare, masticare, lavarsi i denti o sfiorare il viso, possono scatenarli. La paura del dolore finisce spesso con il compromettere alimentazione, relazioni e qualità di vita. Le cause possono essere diverse: nella forma classica un vaso sanguigno comprime il nervo, creando quello che si definisce ‘conflitto neurovascolare’, in altri casi la nevralgia è associata a patologie come la sclerosi multipla. Quando non si identifica una causa precisa, si parla di forma idiopatica. Una diagnosi specialistica e una risonanza magnetica sono fondamentali per distinguere queste forme e scegliere il trattamento più appropriato”.
Per molti anni il trattamento della nevralgia del trigemino è stato affidato soprattutto ai farmaci e, nei casi più complessi, alla chirurgia. Come si è evoluto l’approccio terapeutico?
“Il trattamento si è orientato verso un approccio sempre più personalizzato. Il primo passo è la terapia farmacologica, con medicinali che modulano l’attività del nervo e aiutano a controllare gli attacchi dolorosi. Quando il dolore non è adeguatamente controllato o i farmaci sono poco tollerati, vengono considerati i trattamenti locali: la decompressione microvascolare, che separa il vaso dal nervo quando è presente un conflitto neurovascolare; le procedure percutanee, come la compressione con un piccolo palloncino; oppure la radiochirurgia stereotassica, che è una forma di radioterapia in cui un piccolo tratto del nervo trigemino viene trattato con alte dosi radianti. La scelta dipende dalle caratteristiche della malattia, dalle condizioni generali, dai trattamenti già effettuati e dalle preferenze del paziente”.
Oggi la radioterapia di precisione viene utilizzata anche per trattare una patologia non oncologica come la nevralgia del trigemino. Cosa la rende adatta a questo tipo di trattamento?
“Questa possibilità nasce dall’applicazione di tecniche di radiochirurgia stereotassica, capace di somministrare alte dosi di radiazioni su bersagli delle dimensioni di pochi millimetri. Nella nevralgia del trigemino il bersaglio è un breve tratto del nervo: l’irradiazione ne modifica l’attività e può ridurre la trasmissione anomala degli impulsi dolorosi. La precisione ottenuta con machine come il Cyber Knife o il Gamma Knife consente di colpire con estrema accuratezza l’obiettivo limitando l’esposizione delle strutture cerebrali sane circostanti, senza incisioni né apertura del cranio. È un’opzione utile quando i farmaci non sono sufficienti o sono poco tollerati, se la chirurgia comporta rischi elevati o il paziente preferisce un trattamento non invasivo. Dopo il trattamento radiochirurgico, il dolore tende a ridursi nelle settimane successive, fino anche a scomparire. Tuttavia, può ripresentarsi nel tempo e richiedere ulteriori terapie”.
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Come si esegue il trattamento?
“Una volta stabilita l’indicazione, si effettuano immagini di risonanza magnetica ad alta risoluzione, integrate con la Tac, per individuare con precisione il segmento del nervo da irradiare. Durante la pianificazione si calcola come concentrare una dose elevata su questo piccolo bersaglio. Sistemi come CyberKnife verificano il posizionamento mediante immagini durante il trattamento che avviene in un’unica seduta ambulatoriamente. Questa precisione è fondamentale per limitare la dose alle strutture circostanti, come il tronco encefalico, e ridurre il rischio di complicanze. Il trattamento ha generalmente un ottimo profilo di sicurezza, tuttavia può comportare una riduzione della sensibilità del volto, spesso lieve e non fastidiosa. Nella maggior parte degli studi clinici, solo il 5–6% dei pazienti riferisce un disturbo più rilevante. Questa possibilità va discussa con il paziente prima della procedura”.
La nevralgia del trigemino può essere considerata un esempio di come l’innovazione tecnologica stia ampliando progressivamente i confini della radioterapia?
"Certamente, ha detto molto bene. Queste procedure richiedono la possibilità di visualizzare strutture cerebrali di pochi millimetri, pianificare con precisione il trattamento radiante e controllarne accuratamente l’erogazione. Sono fondamentali sia l’utilizzo di tecnologie avanzate, ovvero di machine dedicate alla radiochirurgia, sia l’esperienza degli operatori. Qui all’Ospedale Isola Tiberina utilizziamo il CyberKnife, un sistema di radiochirurgia robotica guidata dalle immagini, costituito da un acceleratore lineare montato su un braccio robotico. La radiochirurgia guidata dalle immagini è un esempio concreto di questa evoluzione, il cui valore si traduce, per il paziente, in sollievo dal dolore, possibilità di ridurre o, in alcuni casi, sospendere i farmaci e recupero delle attività quotidiane. È essenziale che un gruppo multidisciplinare esperto accompagni il paziente dalla scelta del trattamento ai controlli nel tempo”.
Siamo di fronte a un cambiamento importante nel modo di concepire la radioterapia, che da strumento prevalentemente oncologico può diventare una risorsa anche per altre patologie.
“La radioterapia sta cambiando sotto molti aspetti. L’evoluzione tecnologica ha reso possibili trattamenti sempre più focalizzati e precisi, ampliandone anche l’impiego nelle patologie non oncologiche. La nevralgia del trigemino rappresenta una delle applicazioni più consolidate della radiochirurgia funzionale. Ora, la priorità per noi operatori è capire sempre meglio quali pazienti possano ottenere un beneficio duraturo, personalizzare il bersaglio e la dose da utilizzare, e definire quando sia possibile ripetere il trattamento in sicurezza. In ambito neurologico, la radiochirurgia trova impiego anche in pazienti selezionati con tremore resistente ai farmaci e alcune forme di epilessia. Viene inoltre utilizzata in casi selezionati di disturbo ossessivo-compulsivo resistente alle terapie farmacologiche, mentre per la depressione refrattaria sono disponibili risultati iniziali promettenti. Fuori dall’ambito neurologico, la radioterapia stereotassica può essere utilizzata per aritmie ventricolari refrattarie e patologie osteoarticolari. Al Congresso americano di radioterapia (Astro) che si è svolto ei giorni scorsi, sono stati anche presentati risultati incoraggianti sull’efficacia della radioterapia a basse dosi per l’artrosi del ginocchio. Le nuove tecnologie aprono quindi a nuove possibilità, ma servono ulteriori studi clinici per definirne sempre di più il ruolo nella pratica clinica, e ogni indicazione deve essere discussa da un gruppo multidisciplinare, valutando attentamente benefici, rischi e momento più opportuno per intervenire”.
Ultimo aggiornamento: Giovedì 8 ottobre 2026, 17:38



