“Mangiare in buona compagnia aiuta contro il diabete”. I benefici della ‘fisiologia sociale’ sulla glicemia
Un recente studio ha scoperto che condividere il pasto con una persona cara aiuta il controllo del picco glicemico. Cosa dice la ricerca

Mangiare in buona compagnia non fa solo bene all’umore, ma aiuta anche il controllo della glicemia. Ad assicurare l’originale correlazione è un nuovo studio che ha osservato la risposta dell'organismo a un pasto standardizzato a base di carboidrati, confrontando la condizione in cui i partecipanti mangiavano da soli con quella in cui consumavano il pasto in compagnia.
Conta non solo cosa, ma anche con chi mangiamo
Condotta da un team di specialisti dell’Università Ebraica di Gerusalemme e dello Sheba Medical Center di Tel Aviv, la ricerca ha scoperto che la presenza a tavola di una persona cara era associata a picchi glicemici più contenuti e a un recupero più rapido dei corretti livelli di glucosio nell’organismo rispetto a un pasto consumato senza altri commensali.
Questa differenza nella risposta glicemica sarebbe una conseguenza di quella che gli studiosi chiamano "fisiologia sociale", ovvero un meccanismo biologico secondo il quale il corpo umano sarebbe in grado di autoregolarsi in modo più efficiente quando si trova in presenza di amici. “Un tempo si pensava al nostro organismo come a un sistema isolato, ma non è così: la vicinanza di una persona cara può produrre anche un beneficio sul piano metabolico”, viene osservato nello studio pubblicato su Science Advances.
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Per il controllo della glicemia, fattore fondamentale per la prevenzione del diabete, assume così un valore particolare il contesto sociale nel quale consumiamo i pasti. In altre parole, non conta solo cosa mangiamo, ma anche con chi mangiamo: è questo un elemento aggiuntivo sinora trascurato, ma che a quanto pare può invece essere d’aiuto per favorire la regolazione della concentrazione di zuccheri nel sangue insieme ovviamente a una corretta dieta.
Un benefico effetto che va oltre la glicemia
I ricercatori non si sono limitati a verificare i vantaggi del mangiare in compagnia, ma hanno testato gli effetti della prossimità sociale sull’organismo anche in altre situazioni particolari. Per esempio, è stato scoperto che la vicinanza di un familiare o un amico migliora anche la termoregolazione durante l'esposizione al freddo: un effetto che è stato ricondotto alla riduzione dello stress dovuta proprio al fatto di non sentirsi soli in una condizione difficile.
Dai risultati ottenuti emerge così l’invito ad avere una prospettiva più ampia sullo strategico ruolo delle relazioni non solo per il benessere psicologico (la solitudine è ormai stata associata da diversi studi a un maggiore rischio di demenza senile), ma anche per quello fisico in senso stretto. Perché avere accanto persone con cui abbiamo un legame può anche contribuire a migliorare il funzionamento del metabolismo e aiutare il nostro organismo a gestire in modo più efficace diverse funzioni biologiche fondamentali per la salute.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 5 ottobre 2026, 15:03



