Dan Reynolds e la spondilite anchilosante: dal maldischiena atroce a lla diagnosi
Il frontman degli ‘Imagine Dragons’ convive da anni con una malattia infiammatoria cronica che colpisce colonna vertebrale e articolazioni sacroiliache. Cos’è e come riconoscerla

Migliaia di persone lo hanno visto ballare e cantare sul palco. Ma dietro alle performance del frontman degli Imagine Dragons, Dan Reynolds si nasconde la storia di una persona che da molto tempo convive con il dolore di una condizione difficile: la spondilite anchilosante.
Reynolds ha raccontato pubblicamente la propria esperienza già nel 2015, durante un concerto alla Leeds Arena, in Inghilterra. All'epoca spiegò al pubblico di soffrire di una patologia cronica e negli anni successivi ha continuato a parlare della malattia per sensibilizzare chi non la conosce e supportare chi convive con dolori persistenti senza comprenderne l'origine. La sua storia è particolarmente interessante perché mette in luce uno dei problemi della spondilite anchilosante: può iniziare proprio quando ci si aspetta di essere nel pieno della forma fisica.
Chi è Dan Reynolds
Nato a Las Vegas nel 1987, Reynolds è cantante, autore e frontman degli Imagine Dragons, band diventata famosa a livello internazionale con brani come Radioactive, Demons, Believer e Thunder. Proprio negli anni in cui la sua carriera musicale stava decollando, però, Reynolds ha dovuto fare i conti con dolori difficili da spiegare. In alcune interviste ha raccontato di avere attraversato periodi nei quali il dolore era così intenso da disturbare il sonno e rendere difficile persino muoversi sul palco.
La diagnosi arriva quando l’artista è ancora molto giovane. Reynolds ha raccontato di non essere l'unico caso nella propria famiglia: altri familiari hanno ricevuto la stessa diagnosi, un elemento interessante perché nella spondilite anchilosante esiste una componente significativa di predisposizione genetica.
Che cos'è la spondilite anchilosante
La spondilite anchilosante è una malattia reumatica infiammatoria cronica che interessa principalmente la colonna vertebrale e le articolazioni sacroiliache, cioè le articolazioni che collegano la parte inferiore della colonna al bacino.
Oggi viene inquadrata nell'ambito delle spondiloartriti assiali. Nella spondilite anchilosante, o forma radiografica, le alterazioni delle articolazioni sacroiliache sono visibili alla radiografia. Esistono anche forme non radiografiche nelle quali le alterazioni possono non essere ancora evidenti ai raggi X.
La parola "anchilosante" racconta una delle possibili evoluzioni della malattia. Se l'infiammazione non viene adeguatamente controllata, nel tempo possono verificarsi modificazioni strutturali della colonna e, nei casi più avanzati, una progressiva fusione di alcune vertebre, con perdita di flessibilità. Tuttavia, le moderne terapie hanno profondamente modificato la gestione della patologia così come le sue possibili evoluzioni.

Quel mal di schiena che migliora muovendosi
Il sintomo da conoscere è soprattutto il mal di schiena infiammatorio: si tratta di un punto importante perché la spondilite può confondere. Quando fa male la schiena, l'istinto è spesso quello di fermarsi e riposare. Invece, nel dolore infiammatorio tipico delle spondiloartriti può accadere il contrario: il dolore tende a peggiorare durante il riposo e può migliorare con il movimento.
Il dolore, per esempio, può essere più intenso durante la notte, fino a provocare risvegli, e accompagnarsi a una marcata rigidità al mattino. Inoltre, può interessare zona lombare e glutei e svilupparsi lentamente nell'arco di mesi o anni. Una lombalgia persistente che non migliora riposando, sveglia durante la notte e si attenua muovendosi merita di essere riferita al medico, soprattutto se compare in giovane età e non mostra miglioramenti.
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Non colpisce soltanto la schiena
La spondilite anchilosante non riguarda esclusivamente le vertebre. Possono comparire dolore e gonfiore in altre articolazioni, per esempio anche o ginocchia, e coinvolge l'entesite, cioè l'infiammazione del punto nel quale tendini o legamenti si inseriscono nell'osso. Una delle zone che può essere coinvolta è il tallone, in corrispondenza del tendine d'Achille.
Anche la stanchezza intensa può far parte della malattia. Essendo una patologia sistemica, inoltre, è in grado di presentare manifestazioni al di fuori dell'apparato muscolo-scheletrico. Tra quelle note ci sono problemi oculari e associazioni con altre condizioni infiammatorie.
Il ruolo del gene HLA-B27
Non esiste una singola causa conosciuta della spondilite anchilosante. Sappiamo, però, che esiste un’associazione genetica con una variante chiamata HLA-B27.
Attenzione, però. Essere positivi all'HLA-B27 non significa essere malati né necessariamente ammalarsi. Allo stesso modo, la sua assenza non basta da sola a escludere una spondiloartrite. Per questo il test genetico può contribuire al percorso diagnostico, ma non costituisce da solo una diagnosi. La familiarità può rappresentare un elemento da riferire al medico ed è un aspetto che emerge anche dalla storia personale raccontata da Reynolds.
Perché la diagnosi può arrivare tardi
Uno dei problemi è che la malattia può svilupparsi lentamente e non esiste un unico esame capace di diagnosticarla. La valutazione parte dalla storia dei sintomi e dalla visita. Possono essere richiesti esami del sangue per gli indici di infiammazione, il test HLA-B27 e soprattutto esami di imaging, come radiografia e risonanza magnetica delle articolazioni sacroiliache e della colonna.
Nelle prime fasi, inoltre, le alterazioni possono non essere visibili alla radiografia. È uno dei motivi per cui riconoscere le caratteristiche del dolore infiammatorio e rivolgersi al reumatologo quando indicato può fare la differenza.
Movimento e terapie: si può tenere sotto controllo
Attualmente non esiste una cura definitiva della spondilite anchilosante, ma esistono trattamenti in grado di controllare dolore e infiammazione e limitare la progressione della malattia. La gestione comprende generalmente esercizio fisico e fisioterapia, fondamentali per mantenere mobilità e postura, insieme ai farmaci. A seconda dell'attività e della gravità della malattia possono essere utilizzati farmaci antinfiammatori e, quando indicato, terapie biologiche mirate.
Forse proprio il movimento rappresenta uno degli aspetti più interessanti che si osservano nella storia di Reynolds. Nella spondilite il movimento non è necessariamente il nemico del dolore: mantenersi attivi rappresenta una parte importante della gestione della malattia, naturalmente secondo modalità adeguate alla situazione individuale.
Dietro l'immagine di una rockstar capace di riempire gli stadi c'è anche la storia di una patologia cronica che può non lasciare segni immediatamente visibili. Ed è il motivo per cui raccontarla può essere utile: non tutti i mal di schiena sono uguali. Quando il dolore inizia da giovani e dura nel tempo, peggiora stando fermi e migliora muovendosi, mostra stati di rigidità prolungata vale la pena non liquidarlo e indagare: il primo passo è parlarne con uno specialista di fiducia.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 5 ottobre 2026, 13:41



