Guida autonoma anche per i camion? Purcaro (Dekra): “Ecco lo scenario in Italia”
Toni Purcaro, executive vice president Dekra Group e presidente Dekra Italia: “Sulla guida autonoma si sta accelerando molto. Diverse città capoluogo hanno già fatto dei test, l’ultima è stata Roma. Il nuovo codice della strada? Ha sicuramente elementi innovativi e più adeguati ma adesso è arrivato il momento di partire”

Roma, 12 settembre 2026 – La guida autonoma anche in Italia in un prossimo futuro potrebbe risolvere l’ormai cronica carenza di camionisti?
“Su questo ci sono delle sperimentazioni soprattutto in Cina. Chiaro che la guida totalmente autonoma può essere molto pericolosa, in assenza di condizioni di infrastrutture o di tecnologie adeguate. Anche quando parliamo di una tele-assistenza, con operatori da remoto che subentrano in caso di pericolo. Questa cosa al momento secondo me è abbastanza futuristica. Tutto può essere pensato ma poi bisogna valutarne l’adeguatezza alle condizioni reali in cui l’innovazione viene introdotta. Sulle nostre strade vedo complicata la guida autonoma al 100%”.
Toni Purcaro, executive vice president Dekra Group e presidente Dekra Italia: su questo che cosa si sta facendo nel nostro Paese?
“Si sta accelerando tantissimo. Dal punto di vista tecnologico ci sono sperimentazioni molto mature, sia per il software necessario a guidare il veicolo che per la sensoristica e le applicazioni. Diverse città capoluogo hanno già fatto dei test, l’ultima in ordine cronologico è stata Roma”.

Che possibilità intravede?
“Credo possa essere molto valida in determinati contesti cittadini dove naturalmente lo spazio e le condizioni di sicurezza lo consentono, soprattutto nella periferia e per le persone che non possono muoversi. Dare quindi la possibilità di uno shuttle di piccole dimensioni a guida autonoma che faccia il giro dell’isolato è qualcosa che si può cominciare a sperimentare con interesse, anche all’interno di spazi chiusi. Il problema qui non è tanto la maturità della tecnologia ma la convivenza con gli altri soggetti che si muovono sulle strade”.
La guida autonoma entra anche nel nuovo codice voluto dal ministro Matteo Salvini e in discussione. Cosa pensa di questa riforma?
“Ha sicuramente elementi innovativi e più adeguati ma adesso è arrivato il momento di partire. Evitando storture come le precedenti, dove la bicicletta era un velocipede. Non è possibile continuare ad avere una legge così importante ancorata a un contesto che non esiste più”.
A questo link le info sul rapporto sicurezza Dekra 2025
Camionisti ma anche soccorritori sono al centro del vostro ultimo rapporto. Basta la sicurezza stradale perché il mestiere di autista torni ad essere attrattivo?
“Naturalmente no. La sicurezza è prima di tutto un dovere e un valore. Ma bisogna garantire altre condizioni, dai turni di lavoro ai compensi adeguati. E dobbiamo anche avere la possibilità di ridurre la percentuale di merce che viaggia sui camion, valorizzando sempre più altre modalità di trasporto, come quella ferroviaria. Sui numeri hanno un impatto notevole anche le consegne dell’ultimo miglio in città, qui c’è un’impennata per gli acquisti online, che puntano a tempi immediati”.

Ma ce lo possiamo permettere?
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“No. E sembra che una delle richieste maggiori sia data dagli ordini di crocchette per gatti e cibo per cani. Una situazione che si è molto esasperata durante l’emergenza Covid. A un certo punto si era parlato anche di droni in real time, prospettiva che poi non si è verificata”.
Che impatto hanno sul traffico cittadino le consegne dell’ultimo miglio?
“Sono sicuramente una componente molto rilevante. A volte si usano mezzi improvvisati che vengono abitualmente parcheggiati in seconda o in terza fila. Guidati da persone che probabilmente non sanno neanche che cosa sia il codice della strada, o quanto meno guidano male”.

Altro tema che approfondite nel rapporto: la difficoltà di trovare un parcheggio, elemento che diventa anche un problema di sicurezza a livello globale.
“Un sondaggio Dekra ci dice che serve fino a un’ora di tempo. Il tema ci è particolarmente caro anche perché esiste una norma europea che prevede la possibilità di attrezzare aree autostradali secondo precisi standard di sicurezza. In Italia sono diverse, noi siamo tra gli enti di accreditamento. Questi spazi devono avere una serie di servizi, dalla doccia al ristorante, un punto per dormire e la disponibilità di ambienti sicuri dove poter parcheggiare”.
Sui camionisti pesano molto anche le condizioni di stress. Il rischio di salute diventa inevitabilmente anche un problema di sicurezza.
“Sì, chi fa quella professione sconta sedentarietà, alimentazione irregolare, tempi di lavoro lunghi, problemi disco-scheletrici, obesità, disagio psicologico. Tutto questo genera un circolo vizioso con il ricorso a farmaci fai da te, stimolanti, alcol e altre sostanze che cercano di far superare queste condizioni in maniera artificiosa”.
Esistono statistiche sull’impatto di questi problemi?
“Sì ma non le consideriamo davvero affidabili. Non c’è ancora un’indagine corretta che indaghi ad esempio le cause di tanti incidenti su strada che avvengono nel trasferimento casa-lavoro”.
Quindi agire sulla salute dei camionisti vuol dire migliorare la sicurezza stradale?
“Certo, è sempre lo stesso concetto che mi sta particolarmente a cuore. Non esiste una misura unica ma un sistema. Dobbiamo tenere insieme tecnologia, infrastrutture, comportamento umano, si può parlare anche di organizzazione del lavoro e di formazione, di quelle che sono le regole di comportamento. Tutte queste cose devono essere viste insieme”.
A proposito di tecnologia: i limiti di velocità variabili in autostrada sono sempre un elemento di sicurezza?
“Noi abbiamo fatto delle analisi su questo, il fenomeno è molto interessante. I limiti di velocità dinamici possono essere di tre tipi. Il primo è operativo, il valore cambia in tempo reale utilizzando dei pannelli elettronici che danno informazioni sulle condizioni di traffico in tempo reale, tra code e incidenti. Poi ci sono quelli gestiti dalle norme, in questo caso la legge stabilisce un limite diverso a seconda delle condizioni, vale ad esempio per i 110 in autostrada quando piove. Infine c’è quello temporale che cambia in base alle ore del giorno, in prossimità di una scuola o di un ospedale. In Italia esiste già la possibilità di un limite progressivo”.
Ma sulle autostrade il cambiamento repentino non rischia di generare confusione e quindi insicurezza?
“Per questo noi raccomandiamo di procedere per gradi. Serve una fase transitoria, chi guida deve essere preparato ad arrivare al limite più basso in modo che possa ridurre la velocità con step successivi. Vale soprattutto per i mezzi pesanti, che devono avere anche il tempo di frenata adeguato. Ci sono sistemi intelligenti operativi che grazie alla smart road possono informare gli altri conducenti di un pericolo, invitandoli a rallentare e consentendo di arrivare a una velocità adeguata sul contesto maggiormente pericoloso”.
Con gli opportuni avvisi tecnologici.
“Sì perché a tutto questo bisogna aggiungere l’assistenza automatica alla frenata, che già esiste. Quindi il radar, la distanza di sicurezza rispetto al veicolo che precede ormai fanno parte degli Adas, obbligatori su tutti i veicoli di nuova immatricolazione. L’utilizzo sistemico della tecnologia e delle infrastrutture possono sicuramente correggere la cosiddetta memoria visiva”.
Ultimo aggiornamento: Sabato 10 ottobre 2026, 16:16









