Chi sono i poveri oculistici. Rendina: “Così curiamo la vista delle persone fragili”
Il segretario generale della Fondazione EssilorLuxottica Italia: “Lavoriamo a un piano di prevenzione visiva nazionale con il governo. Un problema sommerso, manca consapevolezza nelle persone”. Otto italiani su dieci non vedono bene, il difetto più diffuso a livello globale è la miopia. Dalla Fondazione cento milioni di occhiali donati in tutto il mondo

Roma, 27 ottobre 2025 – Otto italiani su 10 non vedono bene, 3 su 10 non riescono a fare prevenzione come vorrebbero per ragioni economiche, l’attesa media per una visita oculistica è di 102 giorni, 92 per gli esami specialistici. Mentre Agenas ha registrato 1,4 milioni di prenotazioni tra gennaio e giugno 2025. Sono alcuni numeri del secondo rapporto OneSight EssilorLuxotica Foundation, redatto in collaborazione con il Censis.
Andrea Rendina, segretario generale della Fondazione Italia: che ritratto ci consegna del nostro paese?
"Intanto parliamo di un fenomeno sommerso, benché estremamente importante. Il rapporto è il nostro Osservatorio vista. Nella prima edizione abbiamo individuato proprio la categoria sociale dei fragili oculistici, come l’ha definita il Censis".

Chi sono?
"Persone che hanno problemi economici e visivi. Ed è un numero importante, sono 10,7 milioni di italiani, di questi 2,7 milioni sono poveri oculistici, quindi non ce la fanno con i loro mezzi economici a provvedere alla propria salute. La tendenza di fondo che emerge è quella di una progressiva privatizzazione della oftalmologia. Un po’ come succede con l’odontoiatria".
A questo link le info sulla Fondazione Italia
Perché si vuole scegliere l’oculista proprio come il dentista?
"Esattamente, il trend è questo. I tempi lunghi di attesa sono anche collegati al fatto che l’oftalmologia non è una specialità salvavita e come tale non beneficia di grandissimi fondi da parte del sistema sanitario nazionale. Ma questo porta con sé meno convenzioni e un ingolfamento degli ospedali pubblici, dove alla fine andranno sempre di più solo i poveri. Quando la persona riesce ad avere una prescrizione di terapia deve acquistare l’occhiale da vista, che è un grande problema".
Questione di soldi.
"Oltre l’83% dei fragili oculistici rinuncia a vedere bene; il 78% rinuncia al controllo. Aggiungo: dopo tre anni e seimila visite abbiamo constatato che il 6% delle persone non ha la tessera sanitaria, il 20% è rappresentato da stranieri o rifugiati. Anche questo è un problema sommerso che ci teniamo a divulgare, non a caso ne parliamo con il ministero della Salute, è estremamente importante che si mettano in campo iniziative"».
Che cosa serve?
" Nel corso del nostro recente meeting alla Camera, l’onorevole Marta Schifone ha presentato, la risoluzione depositata in Commissione Affari sociali per un Piano di prevenzione visiva nazionale . Ora il Governo ci lavorerà, noi stessi ci siederemo al tavolo, l’obiettivo è di arrivare a uno screening con un focus importante sulle fasce deboli, integrato da indicazioni su una corretta educazione visiva degli italiani. Devono sapere che le visite oculistiche vanno fatte con regolarità. Soprattutto ai bambini entro i primi tre anni".
Quindi non c’è consapevolezza del problema?
“Esattamente, e la tendenza è: vado dall’oculista quando ho davvero fastidio. Quando magari la situazione è degenerata e ci saranno costi maggiori da affrontare, più tempo e forse anche meno capacità di risolvere il problema”.
Leggi anche
Come funziona l’Osservatorio vista?
“Questa piattaforma da una parte si articola nel rapporto annuale. Poi abbiamo una newsletter trimestrale, abbiamo esordito sei mesi fa con la miopia. Abbiamo pubblicato il calendario delle visite oculistiche, poi abbiamo affrontato il tema della presbiopia e il 20 novembre, giornata mondiale dell’infanzia, ci occuperemo di prevenzione visiva per i bambini. Naturalmente tutto questo si associa a iniziative sul campo, progetti con le istituzioni politiche, religiose, del terzo settore. E cerchiamo di dare aiuti concreti”.
Ad esempio come?
“Portiamo avanti in Italia e in tutto il mondo questo programma globale di donazioni. Siamo gli unici a regalare occhiali da vista, siamo arrivati a sfiorare i 100 milioni di paia in 12 anni, mentre 1 miliardo di persone hanno avuto accesso a cure oculistiche attraverso la Fondazione in 140 paesi”.
E qual è il difetto visivo principale degli italiani?
“Sicuramente la miopia, ne soffrono oltre 15 milioni di persone, aumenteranno del 50% entro il 2030, quando saranno più di 22 milioni. Ed è il fenomeno più rilevante anche a livello globale”.
Voi siete un marchio mondiale, potevate continuare a fare i vostri affari, perché la Fondazione?
“Questo è l’aspetto più bello. OneSight EssilorLuxotica Foundation è stata costituita tantissimi anni fa da una catena Usa che poi è stata acquisita dal gruppo. Il nostro fondatore, il Cavaliere Leonardo Del Vecchio, ha portato la Fondazione in tutto il mondo, l’ha resa la più grande dedicata alla vista. Per far ritornare alle persone fragili qualcosa del grande gruppo industriale che ha saputo creare. Ha avuto un’infanzia e un’adolescenza complessa, per questo è sempre stato sensibile ai fragili. Come oggi lo è il figlio, Leonardo Maria Del Vecchio, presidente della Fondazione Italia. Una caratteristica importante è il rispetto per le persone che assistiamo, lo stesso che riserviamo ai nostri clienti”.
Quanto costa un paio di occhiali?
“Il costo di un paio di occhiali può variare sensibilmente in base a diversi fattori, come la tipologia delle lenti, la marca e il modello della montatura. Per quanto riguarda invece le visite oculistiche, possiamo stimare che il valore di quelle effettuate dalla Fondazione sia di circa 130 euro ciascuna. ".
E come farsi aiutare?
“In Italia lavoriamo con oltre 220 associazioni del terzo settore, da Sant’Egidio alla Caritas ai piccoli gruppi. Presentiamo a loro le nostre iniziative. Li invitiamo a individuare tra gli assistiti chi ha più bisogno. Quindi per una persona fragile la prima cosa è fare riferimento a questo mondo. Così riusciamo ad arriviamo davvero al cuore delle necessità. E lo facciamo in modo discreto”.
Qual è l'esempio che ha lasciato Leonardo Del Vecchio?
“Quello di rendere semplici anche le cose più complesse. In un gruppo che conta oggi oltre 200mila persone, ha saputo mantenere una visione molto lineare senza perdere il filo conduttore, pur in un’azienda che sta cambiando tanto, anche grazie all’innovazione. Basti pensare ai nuovi occhiali “per sentire” creati per chi soffre di problemi uditivi da lievi a moderati appena lanciati sul mercato e che faranno parte anch’essi dei prodotti che distribuiremo con la Fondazione".

Ultimo aggiornamento: Domenica 22 marzo 2026, 22:23








