Quanto guadagna un autista di bus turistico. “Ma i ragazzi non vogliono più fare questo mestiere”
Riccardo Verona, 62 anni, di Pietrasanta (Lucca), presidente AN.BTI (Associazione nazionale bus turistici italiani di Confcommercio): “Oggi manca il rispetto. Rimettiamo al centro chi guida e ha la vita dei passeggeri nelle mani”

Roma, 27 giugno 2026 – Riccardo Verona, 62 anni, di Pietrasanta (Lucca), presidente AN.BTI (Associazione nazionale bus turistici italiani di Confcommercio). Mancano 10mila autisti in Italia, il numero comprende tutto.
“E la situazione va peggiorando. Non è solo l’inverno demografico, il crollo delle nascite. Il problema vero è che non c’è più attrazione per questo lavoro”.
Perché?
“L’ho spiegato alla Camera, qualcuno se lo dico si arrabbia. Prima c’era rispetto. C’era la mancia fissa, la percentuale, tanti extra. Si portava a casa lo stipendio e tutto il resto. Quell’extra oggi è sparito”.
Quanto guadagna un autista di bus turistico?
“Dipende da quanto lavora, in stagione anche tremila euro netti, la base parte da 2mila”.

Allora perché non è attrattivo, nonostante lo stipendio?
“Perché oggi più siamo sulla strada e più è facile prendere i verbali. Gli autovelox, le telecamere della Ztl... le multe le paga l’autista”.
Le condizioni di lavoro contano, nel disincentivare i ragazzi?
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“Moltissimo. Noi siamo in pista anche il sabato e la domenica, tante ore di impegno, siamo lontani per giorni, non abbiamo tempo libero”.
A questo link le info su AN.BTI
Anche nel vostro settore sono arrivati gli stranieri?
“Non così tanti ancora. Ma nel trasporto locale e nel trasporto merci sì. Però quella sembra la strada”.
C’è il tema del rispetto.
“Un tempo eravamo signori. Nei paesi gli autisti erano rispettati come il parroco e il medico. Un punto di riferimento. C’era quello che ti chiedeva di passare a prendergli le medicine”.
Oggi, invece?
“Siamo diventati lo zimbello. I ragazzi delle gite scolastiche ci fanno le canzoni, “se facciamo un incidente muore solo il conducente”. Non c’è più rispetto. E non sento i professori dire di stare zitti”.
La sua storia.
“Faccio questo lavoro da quando avevo 21 anni, ad agosto ne compio 62. Ho fatto il cameriere e il falegname. Avevo 16 anni, mi sono detto: a 21 anni mi compro un pullman e giro l’Europa. E così ho fatto. E’ la mia vita, non posso stare in ufficio.
Come si spiega la mancanza di rispetto?
“C’è sicuramente un problema di educazione ma è cambiato tutto, non è solo verso l’autista ma anche verso tutti gli altri. L’altro giorno ho fatto una provocazione, mancia obbligatoria minimo di un euro al giorno. Perché così uno capisce che chi ha in mano la vita di tutti i passeggeri ha un ruolo importante. Rimettiamo questa cosa al centro. Riscopriamo l’educazione, lasciamo il pullman in ordine, diamo ascolto a chi guida e non contestiamolo sempre con il telefonino, hai sbagliato strada il GPS mi dice che dovevi passare di là”.
Quando ha iniziato com’era?
“Si viaggiava senza cellulare, senza tanti GPS, navigatori o Google Maps. C’era la cartina e bastava. Si arrivava, si andava e si tornava a casa. Parigi, Barcellona, Madrid, la Grecia... Si studiava prima la strada da fare, io mi segnavo tutto. La mente era più attiva. Ho percorso 4 milioni di chilometri, ho trasportato milioni di persone”.
Mai stato aggredito?
“Sì, è capitato. Ma non mi ha tolto la voglia di guidare”.
Ultimo aggiornamento: Sabato 10 ottobre 2026, 18:57



