Eurofighter italiani e il nostro nuovo radar volante Gulfstream Caew a guardia dell’oleodotto Est-Ovest saudita appena riaperto
Dopo circa 10 giorni l’arteria di greggio, fondamentale per i flussi di petrolio verso l’Europa, è stata ripristinata dopo l’attacco Houthi. La missione italiana cambia e da supporto contro l’Isis diventa di controllo e protezione dell’impianto di Riad

Roma, 23 settembre 2026 - L’Arabia Saudita ieri ha annunciato ai mercati petroliferi mondiali di aver riavviato dopo 10 giorni di stop le operazioni del suo oleodotto Est-Ovest, arteria vitale per i traffici energetici dopo la chiusura di Hormuz, e messo fuori uso dai ribelli Houthi. Una ripresa fondamentale per i flussi di petrolio verso l’Europa, dopo che la Saudi Aramco aveva comunicato ad almeno due clienti Ue del settore della raffinazione che il mese prossimo non avrebbero ricevuto il petrolio greggio saudita previsto dai contratti.
Gli Houthi avevano colpito venerdì scorso anche un Eurofighter italiano fermo all'interno della base saudita a Taif. Un attacco, per cui Sanaa si è affrettata a chiarire di non essere in guerra con l’Italia, che però ha spinto Roma a una rimodulazione dei contingenti italiani nel Golfo. Con una decisione presa ai massimi livelli dai vertici della Difesa i mezzi di difesa italiani messi in campo in queste ore vengono spostati, a partire dai caccia Eurofighter fino al recente acquisto, il velivolo radar Gulfstream Caew, probabilmente il più costoso della flotta aerea, in una base più sicura.

I jet italiani sono in Arabia Saudita dal 2014 su richiesta di Washington per supportare la missione Inherent Resolve per aiutare le truppe irachene nella lotta all’Isis. Ma negli anni la minaccia dell’estremismo jihadista è calato, mentre è cresciuto il conflitto con Houthi e poi con l’Iran. Quindi dalla seconda metà di marzo 2026, su richiesta dei Paesi partner, la Difesa italiana ha schierato un dispositivo dell’Aeronautica Militare a supporto delle Forze Armate e di sicurezza di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein: la Task Force Air, che concorre alla sorveglianza e alla difesa dello spazio aereo, nonché alla protezione delle forze e degli interessi nazionali presenti nell’area con 300 mezzi militari e 400-500 uomini, si legge sul sito della Difesa. Inoltre proprio nella base King Fahd sarebbe presente anche il sistema missilistico di difesa terra-aria Samp-T di nuova generazione assieme al radar Kronos Grand Mobile High Power, così come in altri territori del Golfo sarebbe dislocato il sistema d'arma Skynex.
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Il compito dei nostri caccia e dell’aereo radar ora è cambiato e punta ad aiutare gli stormi da combattimento di Riad, impegnati ora contro i miliziani yemeniti, a controllare “proteggere gli interessi nazionali”, cioè le forniture di petrolio anche per l’Italia, in collaborazione con le forze armate della regione, a partire dall’oleodotto appena riaperto.
Infatti il rischio è che la ripresa del flusso petrolifero sia solo temporanea, fino a un nuovo bombardamento dei miliziani yemeniti, consapevoli della natura vitale della rotta petrolifera che permette di tenere sotto scacco le forniture di greggio. La riapertura dell'oleodotto Est-Ovest resta in ogni caso una buona notizia perché riprendono le forniture di greggio alle raffinerie Aramco situate sulla costa del Mar Rosso, con un carico già previsto in partenza da Yanbu martedì e destinato alla Cina. Nei mesi scorsi l’oleodotto, per ovviare ai blocchi di Hormuz, era arrivato a pompare circa 4 milioni di barili verso il porto di Yanbu, un volume pari a circa il 4% dell'offerta globale. Ora il flusso è ripartito a regime ridotto, secondo le fonti citate da Reuters online, e per arrivare ad almeno al 40% della capacità serviranno un paio di giorni, mentre per una ripartenza completa ci vorranno dalle 6 alle 8 settimane.
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 23 settembre 2026, 16:08









