Il Colle difende il Parlamento. Mattarella promulga lo Stabilicum. La Consulta ha più tempo per decidere
Il presidente della Repubblica firma a tempo di record la nuova legge elettorale. Il messaggio sul ruolo delle Camere: “Sono il luogo vivo della democrazia”

Roma, 10 ottobre 2026 – La nuova legge elettorale appena approvata e nella serata di ieri promulgata – non senza un lavoro di moral suasion, nelle scorse settimane, da parte del Colle –, le opposizioni in campo sui ricorsi alla Consulta e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che torna a far sentire la sua voce. Un messaggio a un convegno sul ruolo del Parlamento, la democrazia e la rappresentanza: temi da sempre cerchiati in rosso nell’agenda di lavoro del Quirinale e, allo stesso tempo, questioni fortemente intrecciate con tutte quelle scelte, tutti quei bivi, che stanno dentro le leggi sulle regole del gioco, prima tra tutte quella con cui si vota.
Mattarella ha promulgato lo Stabilicum o, secondo le opposizioni, Melonellum, la quinta legge elettorale degli ultimi trent’anni: c’era un mese, ma il presidente ha deciso di farlo subito, lasciando di fatto il tempo alla Consulta, dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, per esprimere il suo parere, con un timing che potrà rispettare anche un eventuale voto anticipato rispetto alla scadenza naturale della legislatura. Intanto Mattarella, che certo chiederà un fine legislatura ordinato, per consentire alla Consulta di lavorare serenamente e al governo di apportare correttivi alla legge, se verranno richiesti dalla Corte, ha ricordato, proprio ieri, uno dei concetti chiave per il Colle: il Parlamento ha un ruolo "vivo" e non è certo un passacarte o un organo a rimorchio del governo, deriva che, negli anni, giuristi di diversa formazione – da Sabino Cassese a Stefano Ceccanti – hanno denunciato.
"Il Parlamento – sottolinea il presidente – è luogo vivo di prassi, procedure e responsabilità, nel quale si misura quotidianamente la qualità della democrazia", è "fulcro del dialogo democratico attraverso cui si attua il mandato rappresentativo affidato dai cittadini". Tradotto: è attraverso il dibattito parlamentare, che quindi non deve essere compresso o rimosso, che chi viene eletto dai cittadini esercita il proprio mandato. Si tratta di temi che Mattarella conosce molto bene e sul campo per essere stato relatore del Mattarellum, il sistema elettorale a prevalenza maggioritario, ma con una quota proporzionale, in vigore in Italia dal 1993 al 2005. L’occasione per mettere a segno queste parole è stata la giornata di studio intitolata La clinica della Costituzione", organizzata a Montecitorio dall’associazione Alunni del seminario di studi parlamentari “Silvano Tosi“, studioso di diritto parlamentare della Cesare Alfieri di Firenze che è tuttora, ha ricordato il presidente, "punto di riferimento fondamentale per leggere, con sguardo rigoroso e ancora attuale, l’evoluzione delle istituzioni rappresentative".
Il buon funzionamento del Parlamento, che la nuova legge elettorale disegna alla luce di un premio di maggioranza consistente e con il rischio di un crollo della presenza femminile, resta così al centro delle attenzioni del Colle che ha fatto valere la sua moral suasion su almeno un paio di punti. Prima di tutto il premio di maggioranza, con una soglia salita dal 40% al 42% per ottenerlo, e poi il nodo dell’indicazione del leader dello schieramento sulla scheda, novità ‘attenuata’ da un "fatte salve le prerogative del presidente della Repubblica". È questo un punto molto delicato – secondo le opposizioni così si introduce una sorta di premierato "di fatto" – su cui, insieme alla questione di genere e l’abnorme numero di firme da raccogliere per i partiti non presenti in Parlamento, potrebbe accendersi l’attenzione della Consulta. Che ha tutto il tempo per lavorare.
Ultimo aggiornamento: Sabato 10 ottobre 2026, 07:42







