L’analisi di Bruno Vespa: effetto Stabilicum, Meloni non scioglie le riserve ma pensa all’election day
La maggioranza non esclude il voto anticipato accorpato con le amministrative. Ma intanto il campo largo è un pantano dov’è impossibile decidere sulle primarie

Approvata la legge elettorale, resta solo da stabilire quando applicarla: la data del voto. È molto difficile, infatti, che la Corte Costituzionale la mandi per aria. Potrà fare al massimo una correzione “auto applicativa”, cioè tenere in vigore la legge con qualche modifica che non la snaturi completamente. I ricorsi devono ancora partire e si immagina che la decisione della Consulta non arrivi dopo la fine di febbraio. Si tenga conto di un paradosso come quello del Porcellum: usato nelle elezioni politiche del 2006, 2008 e 2013, è stato dichiarato incostituzionale soltanto nel 2014 per il premio di maggioranza senza soglia minima di voti e le liste bloccate che non consentivano preferenze. Rischi scongiurati, sembra, dalla nuova legge.

Giorgia Meloni ufficialmente prende tempo. Dice che manca un anno ed è quindi inutile coinvolgerla nelle polemiche ("È surreale parlarne adesso"). Lo fa per tranquillizzare Salvini e Tajani, anche se il segretario della Lega potrebbe accettare un anticipo in cambio dell’approvazione dell’autonomia differenziata. In realtà, alla premier piacerebbe votare già in aprile o anche a maggio-giugno accorpando elezioni comunali in grandi città (Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna e altre) dove l’attuale maggioranza in genere è perdente. Se questo è vero (e sottolineo se…) vuol dire che la premier è molto fiduciosa sulle possibilità del centrodestra. La primavera consentirebbe al vincitore, chiunque esso sia, di fare una ordinata legge di bilancio senza i singulti che si ebbero nel 2022 quando si votò a fine settembre. È quanto ha sostenuto in un’intervista al Foglio Giovanbattista Fazzolari, braccio destro di Meloni a Palazzo Chigi, che difficilmente dice cose non condivise dalla premier.
La possibile accelerazione mette in forte difficoltà il campo Largo, dove la tensione ha raggiunto livelli imbarazzanti. Durante le dichiarazioni di voto sulla legge elettorale, nessun deputato del Pd ha applaudito Conte (tranne Schlein!), invece occorre il Var per capire se il leader dei 5 Stelle abbia accennato a un applauso (a Porta a Porta ha detto di averlo fatto), mentre tutti i suoi restavano ostentatamente immobili. Ma l’aspetto più grave è un altro. Conte ha confermato nella mia trasmissione di aver offerto alla segretaria del Pd, in un incontro che doveva restare riservato, un passo indietro di entrambi in favore di un terzo nome, anche se non ha detto quale. Schlein sostiene che non si è toccato questo tema…
Conte chiede che il suo principale alleato tiri fuori il programma subito dopo l’assemblea nazionale del 18 ottobre. Non si sa quali siano le intenzioni del Pd, anche se è noto che la segretaria vorrebbe dilazionare il più possibile le primarie che del programma sono la celebrazione. Anche Bonelli e Fratoianni vorrebbero evitare le primarie, considerandole fortemente divisive perché ciascuno dei due concorrenti punterebbe a valorizzare i punti identitari più di quelli comuni. Ma se Schlein ha deciso di farle, come è nelle tradizioni del partito, è giusto che vengano convocate. Meglio se presto.
Ultimo aggiornamento: Sabato 10 ottobre 2026, 07:31







