Cristiano Ronaldo e Messi, opposti anche nell’uscita di scena. Le lacrime e i gol di Leo, il comunicato al veleno di Cr7
La rete su rigore, due assist e lacrime al Monumental: la leggenda argentina chiude la carriera in Nazionale. Le differenze con l'uscita di scena di Cristiano Ronaldo

Buenos Aires, 7 ottobre 2026 - Si è chiusa nella notte, al Monumental di Buenos Aires, la storia più lunga e più intensa del calcio argentino degli ultimi vent'anni. Lionel Messi ha giocato la sua ultima partita in Nazionale, un'amichevole contro il Benin trasformata in una cerimonia collettiva, e lo ha fatto nel modo più scontato per chi lo conosce da oltre due decenni: segnando, facendo segnare i compagni e, alla fine, piangendo davanti a più di 80mila persone.

Le lacrime, due assist, il gol e i cartellini regalati
Il copione della serata, in realtà, era già scritto nelle lacrime versate da Messi prima ancora del calcio d'inizio. Poi, come gli capita spesso, il campione si è sciolto ed è tornato a essere semplicemente un calciatore in campo: al 48' ha servito di testa Nicolas Otamendi per l'1-0, al 61' ha pescato con un filtrante perfetto Nico Paz, che ha chiuso con un sinistro a giro, prima di trasformare personalmente il calcio di rigore del 3-0 definitivo al 71'. L'ultimo gesto tecnico della sua carriera in azzurro e bianco, una punizione dal limite calciata con forza, è finito però dritto sugli spalti: un epilogo imperfetto e proprio per questo perfettamente umano. Il selezionatore Lionel Scaloni, lo stesso che vent'anni fa lo consolò dopo l'esordio shock contro l'Ungheria, culminato con un'espulsione dopo pochi minuti, ha scelto per l'occasione il blocco dei campioni del mondo, con Lautaro Martinez e Julian Alvarez a completare il tridente offensivo.

Il dopo-partita è stato quasi più intenso della gara stessa. L'arbitro dell'incontro ha voluto regalare a Messi i cartellini come ricordo della serata, mentre i giocatori del Benin - capitanati da Steve Mounié, che pur infortunato si è pagato il viaggio di tasca propria per non perdere l'evento - si sono stretti attorno al numero 10 per gli immancabili selfie, in una ressa che a un certo punto ha fatto perdere la pazienza anche a lui. Poi il discorso al microfono, con la famiglia a bordo campo e il cielo di Buenos Aires illuminato da proiezioni olografiche che componevano la sagoma di Messi con la Coppa del Mondo tra le mani. "È difficile dire qualcosa oggi, sto pensando a mio papà", ha esordito il capitano, visibilmente commosso. Poi, tra i passaggi più toccanti: "Oggi è il giorno più triste della mia carriera", seguito subito da un sorriso e dalla promessa di restare comunque al fianco della squadra, "dalla vostra parte, a tifare con voi".
Una carriera leggendaria: il baratro nel 2016 e la gloria nel 2022
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Difficile raccontare in poche righe cosa abbia rappresentato per l'Argentina il ciclo chiuso ieri notte. Messi ha lasciato la Seleccion con numeri che nessun altro calciatore della storia del paese potrà probabilmente mai avvicinare: 208 presenze, 126 reti e 67 assist in 21 anni, record assoluti di presenze e di gol per l'Albiceleste. Numeri costruiti anche superando momenti di sconforto profondo, come quello del 2016, quando dopo la sconfitta ai rigori in finale di Copa America contro il Cile arrivò a dichiarare pubblicamente di aver chiuso con la Nazionale: a convincerlo a tornare sui propri passi fu anche il padre Jorge, scomparso proprio lo scorso agosto, la cui assenza ha pesato visibilmente sulle parole pronunciate ieri sera.
Da quella crisi alla consacrazione definitiva, passando per il trionfo nel Mondiale di Qatar 2022 e per l'ultima, sfortunata finale mondiale di quest'estate persa contro la Spagna, la parabola di Messi in azzurro e bianco si chiude nel modo più da copione: con una vittoria, un gol e la standing ovation di un intero popolo. C'è infine un dettaglio curioso che accompagna questa notte speciale: l'avversario scelto per l'ultima di Messi, il Benin, resterà per sempre legato a questa pagina di storia del calcio mondiale, un episodio quasi casuale che ha regalato alla piccola Nazionale africana una visibilità che difficilmente avrebbe potuto ottenere altrimenti. Invece, per Messi, da oggi, si apre una vita da ex calciatore della Nazionale ma ancora in attività con la maglia dell'Inter Miami, con cui proseguirà la propria carriera lontano, per la prima volta dopo vent'anni, dalla Albiceleste.

L'altra faccia della medaglia: l'uscita difficile di Ronaldo dal Portogallo
A rendere ancora più netto il significato di questo addio ci ha pensato, quasi in contemporanea, il suo storico rivale di sempre. Se Messi ha potuto costruire settimane di celebrazioni, una partita organizzata ad hoc dalla propria federazione e un discorso d'addio pianificato nei minimi dettagli, Cristiano Ronaldo ha vissuto in questi stessi giorni un epilogo decisamente più turbolento con il Portogallo. CR7, uscito dal Mondiale 2026 dopo il ko contro la Spagna, non si è mai ritirato formalmente dalla Seleçao das Quinas: all'inizio di questa finestra per le Nazionali ha invece abbandonato il ritiro della squadra lusitana, in rotta con il ct Jorge Jesus.

In una lunga lettera diffusa sui social, la leggenda portoghese ha accusato l'allenatore di non aver rispettato gli accordi presi a inizio stagione su un piano di gestione fisica concordato insieme, culminati nella gara contro la Norvegia di Erling Haaland, in cui si è scaldato a fine primo tempo senza poi essere mai chiamato in campo. Un gesto che, a differenza di quello di Messi, non chiude affatto la porta al futuro: Ronaldo si è detto pronto a tornare a disposizione della Nazionale "se sarà in forma fisicamente", una volta scontata l'eventuale squalifica per l'abbandono del ritiro. Due modi opposti di congedarsi - almeno per ora - dalla propria selezione, da parte dei due calciatori che per vent'anni si sono contesi lo scettro del calcio mondiale: da una parte l'addio sereno e definitivo di Messi, dall'altra lo strappo, ancora tutto da ricucire, tra CR7 e il Portogallo. Sul piano dei numeri resta comunque il portoghese ad avere l'ultima parola, con 146 reti in 233 presenze contro le 126 reti in 208 di Messi: un primato a cui l'argentino può però contrapporre quella Coppa del Mondo che, nonostante un Europeo e due Nations League già in bacheca, a Ronaldo è sempre mancata.
Ultimo aggiornamento: Martedì 13 ottobre 2026, 11:43


