Caso Resinovich, l’ultima (breve) proroga. Il fratello Sergio: “Dev’essere restituita dignità a mia sorella”
Slitta ancora di qualche giorno la consegna delle perizie su sacchi neri e coltelli. Il medico legale Raffaele Barisani: “Mi aspetto il rinvio a giudizio”. La genetista Marina Baldi: “C’è stato scarso rispetto per la vittima”

Trieste, 6 ottobre 2026 – L’attesa per il verdetto sulla morte di Liliana Resinovich non si è ancora conclusa. Rinviato dall’8 al 12 ottobre il deposito delle perizie sui sacchi neri che imbustavano il corpo, sui cordini e sui coltelli sequestrati al marito Sebastiano Visintin, unico indagato nell’inchiesta per omicidio. (La consegna è poi avvenuta sabato 10 ottobre). L’udienza è fissata per il 30.

Il lavoro dei periti
I periti erano stati incaricati dalla procura di Trieste l’8 luglio 2025 e avevano iniziato a lavorare a settembre. I risultati avrebbero dovuto essere consegnati a gennaio, dopo 120 giorni. Ma sono state chieste e ottenute tre proroghe, che avevano dunque spostato il termine da marzo a giugno fino all’8 ottobre.
Saranno gli avvocati delle parti a porre domande agli esperti, all’udienza a fine mese parteciperanno anche tutti i consulenti.

Le parole di Sergio Resinovich
“Le scadenze mi sembrano finite, ora siamo davanti a due strade: processo o archiviazione – ragiona Sergio Resinovich, fratello di Lilly -. Cosa desidero? Che sia ridata a mia sorella la dignità che le è stata tolta in tutto questo tempo, mi riferisco a quello che è stato raccontato su di lei. Sono passati quasi cinque anni, sono molto provato. Ho sempre chiesto verità, giustizia e rispetto. E ripeto per l’ennesima volta: non ho mai visto Liliana da morta, mi hanno mostrato solo una sua fotografia. Quel volto dimostrava chiaramente che era stata picchiata”.
Leggi anche
Il fratello si è battuto perché i resti venissero riportati a Trieste, dopo la riesumazione necessaria per la seconda autopsia, a Milano. Oggi Lilly riposa nel cimitero monumentale di Sant’Anna, dov’era già stata seppellita a gennaio. Ma sulla lapide c’è una data di morte diversa, rispetto alla prima.

La storia di Liliana Resinovich
Liliana Resinovich, 63 anni, pensionata della Regione Friuli Venezia Giulia, era scomparsa da casa, in via Verrocchio a Trieste, la mattina del 14 dicembre 2021 ed era stata ritrovata cadavere il 5 gennaio 2022 a mezz’ora di camminata da casa, nel parco dell’ex ospedale psichiatrico, nello stesso quartiere San Giovanni dove abitava.
Il corpo era in posizione supina, avvolto in due sacchi neri, di quelli grandi, da immondizia. Il cadavere era ben conservato. Ma la consulenza della professoressa Cristina Cattaneo, medico legale, dopo la riesumazione del cadavere e la seconda autopsia è arrivata a questa ricostruzione: Lilly è stata uccisa la mattina della scomparsa davanti al boschetto dove poi è stata ritrovata e il corpo non è mai stato spostato. Su questo, però, la discussione è molto animata.
Mi aspetto il processo: sarà l’occasione per chiarire
“Cosa mi aspetto? Il rinvio a giudizio di Visintin”, è la previsione di Raffaele Barisani, medico legale tra i consulenti del marito indagato. “Sarà l’occasione per chiarire tante cose, a cominciare dalla frattura alla vertebra T2”, osserva.
Scarso rispetto per la vittima
La genetista Marina Baldi, che da una vita frequenta i grandi casi di cronaca e nel giallo di Trieste è consulente della nipote di Liliana, Veronica, riflette sullo scarso rispetto per la vittima che ha caratterizzato il giallo di Trieste, “ma oggi, purtroppo, questo è diventato l’approccio per tutte le inchieste di giudiziaria”. Al momento per la morte di Lilly, indagine per omicidio, “abbiamo sospetti ma non prove”. Tutto dipenderà da quello che consegneranno i periti. Certo, ragiona, “non può essere considerato significativo trovare il Dna del marito, a meno che non sia isolato in un luogo particolare”.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 12 ottobre 2026, 20:57









