Schlein-Conte, secondo round. Il leader 5 Stelle attacca su Renzi: "Chi lo vuole deve darmi garanzie"
La segretaria Pd e l’ex premier tornano a duellare a (brevissima) distanza. Tutti giurano: mai più divisi come nel 2022. Ma il nodo è la presenza di Italia Viva

Roma, 12 ottobre 2026 – La questione "certificato di residenza" di Matteo Renzi nel campo largo non inizia ieri né l’altro ieri, ma è nella perifrasi usata con i cronisti a Palazzo Vecchio dal vice segretario di Forza Italia Roberto Occhiuto – ospite della festa del Foglio e in vena di ‘complimenti’ per l’ex premier fiorentino ("sarebbe stato un ottimo leader di centrodestra") – che trova un’espressione al tempo stesso ficcante e dolente.
La presenza di Renzi e di Casa riformista nel campo progressista è diventata, infatti, uno dei nodi di queste settimane, sempre al centro, insieme ai temi dell’immediato futuro del campo largo – programma e primarie – del dialogo a distanza tra la segretaria dem Elly Schlein e il presidente M5s Giuseppe Conte. Sulle future mosse, dal programma che va chiuso in poche settimane per poi organizzare le primarie al dna dell’alleanza, a trazione progressista più che moderata, i due leader concordano. Ma il perimetro della coalizione fa discutere.

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Per il leader Cinquestelle non è una questione di patenti o di veti perché la comunità M5s è "leale e sana" e starebbe con il campo progressista anche se a guidarlo non fosse lui, ma c’è un tema di garanzie politiche, non quelle del "tostapane", ma paletti chiari che impediscano a un eventuale alleato di "fare danni" qualora decidesse di cambiare posizione in corso d’opera. Stiamo parlando del futuro, eventuale, governo progressista e proprio su questo Conte chiede affidabilità. "Io non metto veti personali, però un problema di affidabilità l’ho posto e ho chiesto garanzie", spiega, precisando che non intende rivolgersi direttamente al leader di Italia viva perché "le garanzie le deve dare chi in questo momento ritiene che Renzi sia essenziale per questo progetto politico". Ovvero Schlein.
C’è, del resto, una preoccupazione molto concreta che ha a che fare con i numeri, con i voti: la presenza di Renzi in coalizione, rilancia Conte, "mi depotenzia sul piano elettorale, perché la mia comunità, dovunque vado, soffre questa presenza". Insomma c’è il rischio che una parte dell’elettorato Cinquestelle non digerisca l’ex sindaco di Firenze, rischio che può diventare più insidioso se, nei mesi che separano dalle Politiche, nascesse qualcosa a sinistra del M5s, magari con lo zampino di Beppe Grillo. Per dirla con Chiara Appendino – protagonista sempre a Firenze di un botta e risposta, a distanza di pochi metri, con Renzi – "noi il contratto con lui l’abbiamo già fatto, era il Conte II, e lui ha fatto cadere il governo in pandemia", inoltre "non è solo quanti voti ci porta Renzi ma anche quanti ce ne toglie".
Elly Schlein a questo gioco di indicare, implicitamente, in Casa riformista l’alleato che, più di tutti, renda necessaria l’emanazione di paletti, non intende starci e la risposta che dà a Conte a stretto giro di ore sta, ancora una volta, in quella filosofia del "testardamente unitari" che l’ha esposta a critiche, anche dall’interno della sua comunità, ma, come ha ricordato, "hanno tentato di farmi fuori, di federarmi, di commissariarmi ma siamo ancora qui". Dunque la quotidiana risposta a Conte: "Ho un’unica garanzia che devo dare ai nostri elettori: non si rifaranno gli errori fatti nel 2022" quando il centrosinistra si divise in tre e "regalò" la vittoria al centrodestra. E poi, aggiunge, "non mi sono mai appassionata dei perimetri da sigla a sigla ma il punto è la visione". Il concetto lo rilancia Avs con Nicola Fratoianni che avverte: "Questa volta nessuno può riproporre il suicidio politico del 2022". Dai partiti a sinistra della coalizione arriva il via libera alle primarie ma a patto che poi non sia "che chi vince le primarie comanda e impone il programma".
Ultimo aggiornamento: Lunedì 12 ottobre 2026, 08:30









